domenica 23 luglio 2017

SISTEMA IMPRESA

04-05-2017

«Terziario strategico»

Sistema Impresa e Confsal siglano il rinnovo del contratto nazionale Tazza: «Un vero aiuto alle imprese e una tappa fondamentale per la crescita»




Un nuovo contratto nazionale per il rilancio del terziario. E’ il traguardo raggiunto al termine di una trattativa durata mesi da Sistema Impresa, la confederazione che riunisce 120mila imprese per un milione di addetti con oltre 60 sedi in tutta Italia, e le sigle sindacali Fesica Confsal, Confsal Fisals e Confsal. L’accordo è stato siglato lo scorso 20 aprile a Roma da Berlino Tazza, presidente di Sistema Impresa, Marco Paolo Nigi e Bruno Mariani in rappresentanza delle organizzazioni dei lavoratori. Una tappa fondamentale per ridare competitività al terziario, il settore che comprende il commercio, la distribuzione e i servizi. Un comparto strategico che anche nel corso della crisi economica ha continuato a guadagnare terreno rispetto all’industria e all’agricoltura contribuendo fortemente alla tenuta del Pil e dell’occupazione. I numeri lo dimostrano in modo palese: la quota di occupati si è allineata ai livelli della Germania, l’economia più forte e dinamica dell’Unione Europea, passando dal 60% dell’inizio degli anni ’90 al 73% del 2015. Un quadro che si può estendere su tutto il territorio nazionale, comprese le regioni meridionali e del centro Italia dove si riscontra una progressiva e massiccia terziarizzazione. Anche nel Nord Italia, dove è la manifattura a catalizzare gli investimenti, il terziario avanzato si è imposto come l’elemento più dinamico e competitivo. Sentiamo che cosa ci dice nell’intervista Berlino Tazza, presidente di Sistema Impresa.

 

Presidente, uno strumento per dare più forza alle aziende.

«Il nuovo contratto nazionale del terziario è nato con lo scopo di aiutare le imprese e rilanciare un settore decisivo per la nostra economia. E’ in questo ambito che si gioca la partita decisiva per il nostro Paese considerato il numero degli occupati e l’incidenza sul Pil. Sistema Impresa, insieme a Confsal, ha voluto fornire un quadro legislativo innovativo. Abbiamo premiato energicamente la logica della flessibilità in entrata nel mondo del lavoro. Ringrazio il segretario nazionale Nigi per la collaborazione e la lungimiranza dimostrata durante il negoziato. Insieme abbiamo costruito una piattaforma con punti di alta competitività incentivando le nuove opportunità di impiego. Abbiamo lavorato con grande concretezza, conciliando gli interessi della parte datoriale e sindacale e ottenendo il risultato che ci eravamo prefissati: aumentare la competitività del sistema imprenditoriale, definire un contesto giuslavoristico in grado di favorire la creazione di posti di lavoro, superare l’ostacolo ormai decennale della crisi e produrre ricchezza per fare in modo che la crescita del Pil sia superiore a quella del debito pubblico. Un obbiettivo ambizioso e di lunga durata».

 

Sistema Impresa ha sempre mostrato grande attenzione al terziario. Perché?

«Il terziario comprende una parte rilevante delle imprese iscritte alla confederazione. Oggi siamo in grado di rappresentare in termini trasversali ogni settore con una presenza maggioritaria di piccole e medie imprese che fanno riferimento all’ambito della manifattura. Ma il nostro sistema associativo ha preso origine dal commercio e dai servizi. E’ stato un bene. Il terziario è stato l’indiscusso protagonista di tutte le tappe evolutive dell’economia italiana: la leadership conquistata rispetto all’industria e all’agricoltura dopo il boom degli anni ‘60, l’ascesa del turismo e del made in Italy negli anni ‘80, l’avvento delle nuove tecnologie con i servizi avanzati a cavallo degli anni ’90 e 2000, infine la crisi devastante che ha colpito la vendita al dettaglio e che ha scatenato una vera rivoluzione nell’ambito del retail. Il nostro legame privilegiato con il terziario ci ha obbligato ad un confronto continuo con un comparto che da sempre rispecchia le grandi urgenze dell’economia italiana e internazionale. Siamo sempre stati, per così dire, in prima linea. Una condizione che ci ha spinto ad essere reattivi e concorrenziali rifuggendo le posizioni di rendita».

Qual è stato in questi anni il metodo di lavoro di Sistema Impresa?
«La nostra missione è rappresentare gli interessi e i diritti delle imprese. L’abbiamo fatto puntando in modo sistematico su alcuni elementi prioritari: la costante attenzione alla flessibilità del lavoro, il coraggio di sperimentare idee innovative suggerite dalle stesse aziende, il tentativo persistente di far emergere il valore del merito e della produttività nel rapporto con la forza lavoro, i focus sull’accesso e sulla riqualificazione dei dipendenti, modalità di welfare più connesse con le ultime tendenze demografiche in atto nel Paese, l’importanza della contrattazione di secondo livello. Tutto questo ha reso la nostra proposta sempre più credibile e condivisibile».

 

E ora l’accordo con Confsal per il nuovo contratto nazionale del terziario.
«Già a partire dal 2015, in piena crisi economica, si è verificata una riscossa del terziario che ha espresso il 90 per cento della nuova crescita occupazionale. Un trend che è stato accompagnato da una ripresa incoraggiante sul fronte degli investimenti. In Italia oltre la metà del numero delle imprese appartiene al mondo del commercio e dei servizi. Una percentuale destinata a salire di molto con le start-up. E’ in questo contesto che abbiamo voluto inserisci con un contratto nazionale che potesse intercettare la ripresa agevolando la ripartenza dell’economia».

 

Quali sono i punti di forza del nuovo contrato nazionale?

«L’accordo presenta forti novità. A partire dall’introduzione di tre tipologie contrattuali sperimentali: il contratto di sviluppo occupazionale, il contratto di primo ingresso e il contratto di reimpiego. La strategia complessiva premia decisamente la flessibilità in entrata nel mondo del lavoro determinando condizioni più vantaggiose e meno onerose per le aziende. Siamo convinti che il contratto nazionale, definendo la cornice normativa dei diritti e degli standard retributivi, debba collimare con le sfide e le emergenze della vita aziendale. La logica è aiutare in tutto e per tutto le imprese che, in un contesto di tassazione esorbitante e di una grave mancanza di politiche governative capaci di garantire lo sviluppo, restano gli attori fondanti e insostituibili dell’economia reale. Le regole del lavoro devono nascere dall’esperienza concreta del fare impresa altrimenti si traducono in inutile sovrastruttura generando più danni che benefici. Il nostro approccio coincide sempre con una partenza dal basso. Per questo motivo abbiamo eliminato i limiti del numero di lavoratori per sottoscrivere i contratti aziendali valorizzando al massimo la trattativa di secondo livello. Un’iniziativa che abbiamo accompagnato con azioni di welfare mirate per i dipendenti, agevolando i percorsi di qualificazione e aggiornamento attraverso il rispetto di obblighi formativi, promuovendo interventi di sostegno al reddito in sintonia con la richiesta legittima del miglioramento della produttività da parte delle aziende. E’ la ragione per cui ci siamo concentrati sulla detassazione dei premi di produttività. Abbiamo voluto anche colmare le lacune normative dopo l’abrogazione dei voucher rilanciando il ricorso al lavoro a chiamata come uno strumento idoneo per rispondere alle esigenze di flessibilità. Abbiamo inserito i profili professionali del terziario avanzato nati con l’affermazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione valorizzando il lavoro agile, l’apprendistato e mirando a bilanciare costi per l’impresa, sostenibilità delle assunzioni a tempo determinato e indeterminato, motivazione dei dipendenti e impulso all’innovazione. Siglare un contratto nazionale non significa soltanto prendere atto dello status quo ma vuol dire gettare basi solide per un’economia migliore e più performante sul piano dei profitti per le imprese e dei diritti dei lavoratori. Un obbiettivo non facile che siamo riusciti a raggiungere grazie alla visione coerente, leale e pragmatica che lega Sistema Impresa e Confsal nell’affrontare i problemi del mondo del lavoro e dell’impresa».

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