venerdì 24 novembre 2017

SISTEMA IMPRESA

30-06-2017

Formazione, un interessante dibattito

Sul Sole 24 Ore un intervento di Leonardi e Nannicini ha ripropone il tema della formazione nel nuovo scenario post-crisi. Rossella Spada, direttore del Fondo Formazienda: «Giusto sottolineare la centralità dei fondi interprofessionali»




Cambiare il mondo del lavoro partendo da un «potenziamento delle politiche attive», e prevedendo anche l'introduzione di «interventi di politica attiva dal primo giorno di cassa integrazione, senza aspettare il licenziamento». Con un'aggiunta fondamentale: «Subito, all’insorgere della cassa integrazione, dovrebbe essere possibile destinare le risorse dei fondi interprofessionali alla riqualificazione di chi un giorno lascerà l’azienda». Questa la posizione innovativa e stimolante che è stata proposta in un intervento sul Sole 24 Ore da Marco Leonardi e Tommaso Nannicini (26 maggio), dal titolo «Crisi aziendali, uno sguardo al futuro».

 

Secondo Rossella Spada, direttore del Fondo Formazienda, «la prospettiva che è stata indicata nel citato articolo è veramente di grande stimolo, e permette di configurare nell'attuale congiuntura un nuovo scenario per la formazione, in particolare la formazione continua, e soprattutto un ruolo centrale per i Fondi interprofessionali».

 

Un punto di vista talmente stimolante che ha generato un ampio dibattitto, con interventi di docenti, sindacalisti e politici (tra cui Michele Tiraboschi, Lorenzo Loy e Maurizio Sacconi). «La prospettiva interessante proposta da Leonardi e Nannicini – prosegue Rossella Spada  – è quella di richiamare la centralità della formazione, e soprattutto il modo con cui tale centralità deve essere calata all'interno della situazione attuale. Giustamente viene sottolineato che in questa fase si sta uscendo dalla fase più dura della crisi economica degli scorsi anni, e quindi l'utilizzo delle politiche attive del lavoro deve essere rivista alla luce del mutato scenario. Non possiamo certamente focalizzarci solo sulla cassa integrazione nel momento in cui si è in fase di ripresa: tutto questo andrebbe a discapito del lavoratore, della sua formazione, della sua dignità che deve innanzitutto mirata al ricollocamento più adeguato. Il lavoratore non può essere parcheggiato. E la formazione è esattamente il fulcro intorno a cui bisogna muoversi in questa prospettiva».

 

Secondo Leonardi e Nannicini la centralità dei fondi interprofessionali è talmente evidente che subito, «all’insorgere della cassa integrazione, dovrebbe essere possibile destinare le risorse dei fondi interprofessionali alla riqualificazione di chi un giorno lascerà l’azienda». Rossella Spada commenta: «Una proposta di buon senso, che dà una finalità precisa al ruolo dei fondi. Peccato che le decisioni governative da questo punto di vista vadano in direzione contraria, visto che i fondi vengono sempre più svantaggiati, grazie a tagli di risorse tanto importanti quanto ingiustificati».

 

Tra gli interventi successivi, da segnalare un interessante passaggio messo in luce da Michele Tiraboschi: «Assegnare ai fondi interprofessionali competenze non solo nella formazione degli adulti ma anche nella integrazione scuola-università-lavoro e nella ricollocazione dei lavoratori in esubero impone infatti non solo una piccola modifica normativa ma anche un coraggioso cambio di paradigma che ci pare coerente con la nuova geografia del lavoro che ha cancellato i rigidi confini che separavano primario, secondario e terziario: passare cioè da logiche verticali e di settore a percorsi di prossimità e di vicinanza ai territori e alle persone facendo delle competenze (e non della semplice tecnologia) il vero fattore abilitante di Industria 4.0». E a questo aggiunge che il governo dovrebbe a tale proposito fare «non uno ma molti passi indietro rispetto alla ingerenza pubblicistica nella gestione e nel controllo burocratico dei processi formativi che non di rado replica inutilmente quegli schemi scolastici e d’aula che la moderna pedagogia suggerisce di abbandonare o quantomeno di ripensare radicalmente». Ecco perché, ribadisce Rossella Spada, «i fondi sono uno strumento, e come tali vanno valorizzati per lo scopo che hanno. Il governo non deve trattarli come un problema burocratico da gestire, bensì come un'opportunità da valorizzare. Tutto questo oggi non succede ancora in maniera adeguata».

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