mercoledì 18 ottobre 2017

SISTEMA IMPRESA

19-09-2017

Formazione, Italia indietro rispetto all'Europa

Dal XVII Rapporto al Parlamento sulla formazione continua emerge il fatto che in Italia il 7,3% degli adulti segue percorsi di formazione, contro il 10,7% di media europeo. Spada (Formazienda): «Necessario migliorare la situazione del nostro paese»




Sono quasi 2 milioni e mezzo gli adulti (il 7,3% degli italiani 25-64enni) che hanno partecipato ad attività di formazione. A rilevarlo è il XVII Rapporto al Parlamento sulla formazione continua realizzato da INAPP (Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche) per conto del Ministero del Lavoro relativo al 2015-2016. “Si tratta di un dato significativo”, commenta Rossella Spada, direttore generale del Fondo Formazienda, il fondo interprofessionale con il più alto tasso di crescita a livello nazionale. “Certamente, come rileva il rapporto, il tasso di partecipazione alle attività di formazione in Italia è ancora inferiore rispetto alla media europea (10,7%), e ben al di sotto di quel valore del 15% che è stato fissato dal programma Europa 2020. Ciononostante ci sono segnali che fanno capire che l'importanza della formazione continua in Italia sta certamente aumentando”.

 

Dai dati messi in luce dal Rapporto emerge il fatto che in Europa le opportunità di apprendimento si concentrano sulle professioni più qualificate, con un tasso medio del 17,9%, quattro volte superiore a quello registrato per gli operai specializzati e gli addetti meno qualificati (5%). L’Italia mostra valori inferiori per tutte le categorie professionali, con tassi di partecipazione formativa che vanno dal 13,2% di chi esercita professioni altamente qualificate fino al 2,8% per quelle meno qualificate. “Un dato, quest'ultimo – commenta Rossella Spada – su cui certamente è necessario intervenire per far sì che l'Italia si adegui al più presto agli standard europei più elevati”.

 

Il Rapporto individua alcuni fattori socio-demografici come istruzione, età, occupazione e professione, che frenano le possibilità di accesso alla formazione degli occupati. Per esempio, l’opportunità di essere coinvolti in attività formative diminuisce tra chi è poco istruito, ha superato i 45 anni e svolge un lavoro poco qualificato. La fascia di lavoratori che soffre di più rispetto alle opportunità formative è quella degli over 50 a basso livello di qualificazione (low-skilled) e residenti nel Mezzogiorno. “Proprio da questo punto di vista”, rileva Rossella Spada, “si rileva l'importanza centrale della formazione continua. La riqualificazione degli over-50 poco qualificati è una delle sfide più stimolanti, e bisogna saper rispondere a questa esigenza centrale, con grandi risvolti dal punto di vista sociale. Solo riuscendo a cogliere e vincere una sfida così decisiva potremo dire che il sistema della formazione continua è diventato in grado di trovare a soluzioni a tutto tondo”.

 

Dal Rapporto emerge anche il fatto che i Fondi interprofessionali rappresentano lo strumento più utilizzato per il finanziamento della formazione nelle imprese italiane. Nel biennio 2015-2016 sono stati stanziati 670 milioni di euro, quasi 100 milioni in più rispetto al 2013-2014 e evidenzia nel complesso un volume di attività programmata in aumento. I Piani approvati continuano ad essere concentrati su tre temi: il mantenimento/aggiornamento delle competenze, la competitività d’impresa e innovazione, la formazione obbligatoria fra cui quella per la sicurezza.

 

“La centralità dei Fondi interprofessionali nel sistema della formazione continua ormai non è più una novità”, commenta Rossella Spada, direttore generale del Fondo Formazienda, il fondo interprofessionale con il più alto tasso di crescita a livello nazionale. “Ritegno anzi che una tale centralità debba essere ancor più riconosciuta, in modo tale che ne conseguano azioni da parte del governo coerenti. L'eccesso di burocratizzazione e l'annoso problema del prelievo forzoso continuano ad essere ostacoli importanti allo sviluppo adeguato dei Fondi, che potrebbero esprimere ancor di più tutte le proprie potenzialità se non fossero in un certo qual modo bloccati da scelte sbagliate che si perpetuano negli anni”. Secondo Rossella Spada “è importante che venga sottolineato il fatto che ci troviamo di fronte a una vera e propria sfida per il policy making. Il nodo è esattamente quello: cogliere fino in fondo l'aspetto centrale della formazione, e da qui ricavare azioni politiche in grado di ricavare coerentemente scelte adeguate”. 

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