mercoledì 18 ottobre 2017

SISTEMA IMPRESA

16-09-2017

Direttiva Bolkestein. Tazza: «Deleteria per l’economia del Paese»

Alla Camera la mozione di FI, Lega, M5s e FdL. Gli ambulanti ne chiedono la sospensione. Proroga fino a dicembre 2018. E poi? Tazza: «Dobbiamo proteggere la categoria degli ambulanti»




In discussione alla Camera in questi giorni le mozioni presentate da lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Movimento 5 stelle concernenti iniziative relative all'applicazione della cosiddetta direttiva Bolkestein.

Il regolamento europeo, che impone di mettere a gara le concessioni pubbliche invece che assegnarle senza un termine, riguarda anche i venditori ambulanti e i gestori di stabilimenti balneari.

La direttiva è una questione complicata, che dura da più di un decennio (fu approvata nel 2006, quando la Commissione europea era guidata da Romano Prodi) e che si ripropone ciclicamente con proteste pesanti, da parte soprattutto degli ambulanti. Le manifestazioni della categoria a Roma dello scorso febbraio e marzo avevano spinto il Governo a prorogare le concessioni in essere e in scadenza da luglio 2017 al 31 dicembre 2018, data in cui si prevede che siano rimesse nuovamente a bando. Entro quel termine gli enti locali dovranno attrezzarsi – recita la norma  - per rimettere a bando le stesse concessioni. Se da un lato, quindi, c'è un rinvio, dall'altro il governo mette nero su bianco un termine per il rilascio delle nuove concessioni.

Gli ambulanti chiedono che il Governo intervenga per escludere la categoria dal perimetro di applicazione della Bolkestein.

A tal proposito abbiamo intervistato Berlino Tazza, presidente di Sistema Impresa- Asvicom Cremona.

 

Presidente cosa ci dice circa la “Direttiva Bolkestein”?

Ritengo che la Direttiva sia nata male e sia stata applicata peggio.

Nel 2006, anno in cui venne approvata dall’allora commissione europea, c’era una situazione economica diversa rispetto a quella attuale. All’epoca, pensare alla libera circolazione delle merce poteva avere un senso e dava delle prospettive per il futuro dell’Unione Europea. Ma era prima della crisi economica e di tutto ciò che ha comportato. Oggi è una direttiva anacronistica che non tiene minimamente in considerazione i cambiamenti economici e sociali in atto.  Un paese come l’Italia che fonda il proprio sistema produttivo sulle piccole e micro imprese non può mettere in discussione settori, caposaldi del nostra economia, come quello degli ambulanti e degli stabilimenti balneari. Credo che l’Unione Europea debba dimostrare di saper mettere in discussione e  modificare le sue norme sulla base delle variazioni a cui siamo continuamente sottoposti. Sono per la sospensione non per l’applicazione della Direttiva.

 

Gli ambulanti, in particolare, sono sul piede di guerra. Le proteste della scorsa primavera lo dimostrano. Cosa ci dice?

Gli ambulanti, così come gli operatori del settore balneare, hanno ben ragione di essere preoccupati. Per diversi motivi. Sono due settori particolari. L’uno, quello degli ambulanti, ha una rilevanza sia economica che sociale molto importante per il Paese: conta 196.000 imprese con più di 1 milione di addetti e rappresenta 2,4 miliardi del PIL nazionale. Senza considerare il peso sociale che rivestono, soprattutto nelle periferie delle nostre città, dove fungono da presidio e da fattore aggregante dei piccoli centri di cui è costellato il Paese. Bisognerebbe tutelarli e garantire loro la possibilità di continuare a lavorare. Di fatto la “Direttiva” sancisce la parità di tutte le imprese (anche quelle più grandi) nell’accesso ai mercati dell’Unione. Anche se resta improbabile che le società multinazionali siano interessate al settore della vendita ambulante, in ogni caso l’apertura alla concorrenza rischierebbe di diminuire i guadagni di coloro che fino a questo momento hanno avuto l’opportunità di rinnovare automaticamente le loro concessioni.  Per i balneari, invece, anche se non è il nostro territorio ad avere questa preoccupazioni, non ci sarebbe nemmeno bisogno di fare presentazioni: l’Italia è uno dei Paesi del Mediterraneo più sviluppati a livello turistico, meta ambita da milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo. Lo dimostrano i dati dell’estate 2017. Dobbiamo agevolare le imprese del settore, non mettergli i bastoni tra le ruote.

 

A tutti gli ambulanti dei vari territori in cui avete sede la Direttiva sta creando qualche criticità al settore?

Certamente, gli ambulanti sono molto allarmati. Più che altro c’è molta confusione e nessuno sa come comportarsi. Sono in tanti ad essersi rivolti alle diverse sedi territoriali di Sistema Impresa per avere chiarimenti in merito. Con il decreto milleproproghe il Governo proroga al 31.12.2018 la necessità di rimettere nuovamente a bando le domande degli ambulanti. In alcuni comuni tutto tace e si attende la nuova dead line. In altri comuni italiani hanno già emanato i bandi, gli ambulanti hanno fatto domanda e le concessioni sono già state evase. Per farla breve: il recepimento della Direttiva non è uniforme, non solo varia da Regione a Regione o da Provincia a Provincia ma addirittura da Comune a Comune. Non c’è stata una corretta informazione riguardo la Direttiva e nemmeno un’adeguata formazione degli operatori comunali preposti a recepire le domande e a fornire indicazioni sulla compilazione. La modulistica non era semplice e di immediata comprensione. Ogni Comune ha agito secondo delle proprie regole, in alcuni casi fornendo un servizio di assistenza gratuito agli ambulanti, in altri casi richiedendo il pagamento della consulenza. Insomma direi che ce n’è abbastanza per disorientare e destare preoccupazione nella categoria. A maggior ragione se queste spese si sommano alle altre che già deve sostenere una micro impresa, alle non garanzie per il futuro a cui viene esposta e alle altre problematiche ben più urgenti a cui sono spesso sottoposti gli addetti del settore.

 

A cosa si riferisce?

Ad esempio al fenomeno dell’abusivismo. Alludo soprattutto ai venditori abusivi che imperversano indisturbati sui marciapiedi dei centri storici di ogni città. Dati allarmanti giungono da ogni provincia, anche dalla nostra. La lotta all’abusivismo nelle sue varie forme dovrebbe essere il primo obiettivo da perseguire da parte del Governo. Al contrario, gli ambulanti regolari, anche grazie alla Direttiva Bolkestein, sono sottoposto ad un ulteriore irrigidimento delle norme.  Di questo passo e senza una concreta lotta all’abusivismo si consente di nascondere sacche di evasione fiscale pesante che avranno come conseguenza l’uscita delle aziende sane dai mercati.  

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