sabato 26 maggio 2018

SISTEMA IMPRESA

12-01-2018

«Commercio al bivio»

Occorre una svolta: cambiare o perdere ancora terreno. Berlino Tazza : «Servono strategie nuove e una partnership pubblico-privato »




 

Dopo un 2017 in affanno, il commercio va incontro ad un 2018 ancora pieno di incognite. Una fase che può generare anche opportunità di crescita ma solamente se saranno attuati in tempo i cambiamenti necessari. E per farlo è indispensabile una vera partnership tra imprese, associazioni di categoria e istituzioni. È il pensiero di Berlino Tazza, presidente di Sistema Impresa e di Sistema Impresa - Asvicom Cremona: «Il rischio della desertificazione dei centri urbani è alto. La rigenerazione è possibile ma deve mutare l’approccio delle amministrazioni pubbliche. I commercianti, da soli, non possono farcela. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo». Ecco che cosa ci ha detto nell’intervista che interessa il territorio della Provincai di Cremona e tutto lo stivale.

 

Presidente, perché è necessaria una svolta?

«Perché siamo di fronte ad un cambio storico del paradigma degli acquisti:  le logiche e le abitudini dei consumatori stanno mutando, molto velocemente. Il sistema retail si deve adeguare alla nuove esigenze. Il consumatore oggi è più severo. Complici la crisi economica e la globalizzazione. Ne consegue che l’acquirente 2.0 vuole l’oggetto del desiderio su misura, subito, a buon prezzo e desidera avere la possibilità di sostituire l’acquisto in caso di problemi. Il mezzo che risponde a tutte le sue esigenze è internet. Per questo non devono stupirci le performance, sempre in crescita,  dell’e-commerce. L’utente domanda e la rete risponde, si fa viva anche quando non ha richieste perché conosce gli utenti, li ha profilati in maniera precisa, sa cosa proporre e lo fa al momento giusto. Dobbiamo assorbirne le logiche. L’avanzata dell’e-commerce, infatti, non significa che sparirà lo shopping tradizionale. Semplicemente il consumatore ha una nuova idea di shopping: non vuole solo comprare bensì provare un’esperienza. Per farlo visita centri commerciali, outlet e, purtroppo sempre meno spesso, i centri delle città. Mediamente, il consumatore predilige il centro commerciale perché trova comodi parcheggi gratuiti, condizioni climatiche ottimali, un’offerta diversificata e molti servizi. Il centro commerciale, negli ultimi dieci anni, ha sostituito la piazza come luogo di incontro. L’outlet viene scelto quando il consumatore vuole fare shopping di qualità senza rinunciare alla passeggiata all’aperto tra le vetrine. Il loro design è migliorato e sempre più architetti si cimentano nel progettare non-luoghi sempre più simili a veri e propri centri cittadini. All’outlet l’acquirente trova grandi offerte tutto l’anno, marchi della moda e del lusso scontati e tutti i servizi che possiede anche il centro commerciale. Di fronte a questo panorama chi ne fa le spese sono i negozi dei centri storici delle nostre città. Assistiamo dunque all’incessante turn over e allo scenario di troppi negozi sfitti che genera una dequalificazione dell’offerta e del centro stesso. Un fenomeno che possiamo stare a guardare o a cui possiamo provare a porre rimedio».

 

 

 

Quali sono le soluzioni che propone Sistema Impresa – Asvicom Cremona?

 

«Bisogna partire dai vantaggi che offrono rete e grande distribuzione e creare un’alternativa valida, differente, che abbia gli stessi servizi, sfruttando il privilegio naturale che possiede la città: la bellezza degli spazi all’aperto e la ricchezza dei luoghi di interesse culturale. Un vantaggio non da poco, se si considera che in America è già in corso il fenomeno delle dismissioni commerciali: stanno chiudendo molti “Mall”, grandi agglomerati commerciali nelle periferie delle città, lasciando gravi difficoltà di riqualificazione urbana. Un tema che prima o poi dovremo affrontare anche in Italia. Per evitare di avere grandi cattedrali commerciali dismesse nelle nostre periferie difficili da riconvertire, occorre agire ora, limitando il più possibile l’ulteriore la costruzione di altri centri e ulteriore consumo di suolo. Cominciamo però ad immaginare un nuovo sistema Retail nei centri storici».

 

In che modo?

«Partiamo dall’offerta. È vitale preservare le eccellenze, come insegna l’esperienza dell’Albo dei Negozi Storici di Regione Lombardia. Contestualmente va agevolato l’insediamento di operatori commerciali giovani, innovativi e creativi. Occorre insistere sulla formazione degli operatori commerciali affinché imparino a conoscere approfonditamente il luogo in cui vivono: devono essere pronti a raccontarlo ai visitatori, possibilmente in più lingue, e devono contribuire a valorizzarlo. Occorre poi che gli operatori commerciali vadano incontro alle esigenze del consumatore offrendogli ogni servizio (cambio merce, sarta, offerte personalizzate, eventi ad hoc, consegne a domicilio).

Il commerciante, da solo, non ha la forza di invertire una tendenza. Il commercio deve essere supportato da un progetto generale di rivisitazione. Le istituzioni, le amministrazioni e le associazioni hanno questo compito determinante. Ci sono alcuni punti da cui diventa urgente partire: occorre un piano della sosta e della mobilità “smart” e amico del commercio; bisogna selezionare eventi di qualità durante l’anno; occorre pensare a proposte turistiche per attrarre i visitatori a frequentare i centri, ipotizzando dei percorsi tematici che sappiano valorizzare le nostre ricchezze; serve dare al visitatore tutti i confort che richiede: aree wi-fi free, aree gioco e divertimento per  bambini; da questo punto di vista mi piacerebbe proteggere e valorizzare gli spazi verdi nelle città, pensandoli a misura di famiglia; è necessario stilare un piano di marketing territoriale, costruendo una specifica brand identity della città, sfruttando il ruolo dei social media, che coinvolga tutti gli attori e che sappia promuovere l’intero territorio. Un lavoro corale che necessita dell’impegno di tutti. Le amministrazioni devono dialogare e accettare suggerimenti dalle diverse professionalità in campo. Non sempre è così».

 

La scena locale. Quali sono le tendenze in atto?

«Un bilancio obiettivo del settore in questo periodo corre il rischio di essere mal interpretato. Usciamo dal periodo dello shopping natalizio, che ha segnato un +10% in tutta Italia rispetto allo scorso anno e siamo appena entrati nei due mesi di saldi, partiti bene sia a Crema che a Cremona. Sarebbe però limitativo fermarsi ad analizzare questi dati e leggerli come un segnale di ripresa. Senz’altro il settore sta uscendo dallo stagnante periodo della crisi economica. Ma se vogliamo che il commercio si stabilizzi e riprenda davvero a funzionare a tutto tondo dobbiamo uscire dalla logica del provvisorio momento di business e parlare di prospettive a lungo termine.

Cremona sicuramente può contare sull’attrazione turistica: la musica è il file rouge che lega le visite in città e il commercio. Negli anni sono stati fatti diversi sforzi per dare un’identità riconoscibile a Cremona e in parte si è riusciti nell’intento, sarà anche perché a Cremona il Distretto Urbano, l’organo istituzionale deputato a disegnare strategie di sviluppo del commercio, funziona. Chiaramente non è un filone sufficiente a trascinare il settore al sicuro. Tanto è vero che i commercianti non vivono in prosperità. Anche il capoluogo fa i conti con le problematiche elencate. A ciò dobbiamo aggiungere le scelte scellerate di allargare e costruire nuove superfici di vendita di grandi dimensioni. A Cremona, come a Crema, negli ultimi anni è stato dato molto spazio all’allargamento dell’Ipercoop, due poli in diretta concorrenza con i negozi del centro che sottraggono clienti».

 

E la città di Crema? Non ha certo risparmiato critiche all’amministrazione Bonaldi…

«Crema, più piccola ma non per questo meno dinamica, sarebbe la città ideale su cui poter fare degli esperimenti di rivisitazione del piano Retail. Purtroppo è stato fatto ben poco. Si ritiene che con i mercatini di Natale tutto si risolva. Il fatto che siano andati meglio gli affari ai commercianti durante il periodo natalizio non è riconducibile a questa iniziativa bensì all’andamento medio nazionale. Inoltre, l’idea di togliere 20 stalli in piazza Garibaldi non è stata condivisa e non ha preso in esame le problematiche che si andrebbero a creare ai titolari delle attività di quella zona, pensate proprio per il commercio di transito. Ciò che manca a Crema è una visione d’insieme, una prospettiva verso cui dirigersi e ipotizzare interventi. L’assessore al commercio Piloni è latitante, a maggior ragione oggi che si è candidato come consigliere regionale. Il dialogo con le associazioni è intermittente, a tratti assente. Ci si concentra su ipotesi – gli Stati Generali del Commercio ad esempio - e non su azioni concrete, non ci si dedica a far pervenire risorse sul territorio. L’auspicio è che il 2018 porti a tutti una maggiore consapevolezza sui rischi che corrono il commercio e, a cascata, il sociale e l’urbanistica della città. A tale cognizione, mi auguro seguano delle azioni. Asvicom Cremona è pronta a fare la sua parte. 

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