sabato 26 maggio 2018

SISTEMA IMPRESA

29-01-2018

Più formazione per riallineare domanda e offerta di lavoro

Un dato paradossale: c’è un alto tasso di disoccupazione giovanile, eppure gli imprenditori spesso non trovano lavoratori per le loro esigenze. Rossella Spada, direttore di Formazienda: «Ripensare a livello sistemico il nodo della formazione»




L’analisi recentemente tracciata da Dario Di Vico sul Corriere della Sera (13 gennaio 2018) non può non destare preoccupazione in tutti coloro che a vario titolo si occupano di mercato del lavoro in Italia. In un paese che continua a vivere il problema pressante della disoccupazione, soprattutto giovanile, incredibilmente gli imprenditori vivono il disagio di non trovare figure professionali adatte alle loro richieste ed esigenze. «Nel Paese dei Neet - spiega Di Vico - cioè dei ragazzi che non studiano, né lavorano, e con un tasso di disoccupazione giovanile al 32,7% gli imprenditori non trovino giovani da assumere. Succede un po’ ovunque in Italia. Con situazioni paradossali. Nella Sardegna del turismo non si trovano abbastanza diplomati negli istituti alberghieri. Da Reggio Emilia a Pordenone passando per Vicenza e Treviso. L’epicentro del mismatch italiano, del (clamoroso) mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro, è qui. E la vicina Lombardia non è da meno».

 

Non ci sono naturalmente formule magiche per uscire da una tale situazione. Ma una strada c’è, ed è quella della formazione. Rossella Spada, direttore di Formazienda, Fondo interprofessionale per la formazione continua, commenta così: «Si tratta di un’analisi tanto lucida quanto drammatica. È assolutamente necessario correre ai ripari. Al netto del fatto che sul mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro possono spesso giocare dinamiche particolari, legate anche agli aspetti salariali, è evidente che bisogna però intervenire in maniera forte e soprattutto sistemica su un problema così centrale per la nostra società. La risposta può arrivare solo da una maggiore concentrazione intorno al problema della formazione, alle modalità per investire sempre di più in questo aspetto in maniera strategica, calibrando cioè le nostre azioni sulla base delle problematiche effettive che colpiscono il mercato del lavoro».

 

Un aspetto sottolineato, sempre nel citato servizio di Di Vico, anche dal presidente di Anpal Maurizio Dal Conte, il quale sostiene: «C’è la necessità di riorientare la formazione professionale, non possiamo dare al mercato una minestra precotta, dobbiamo sapere cosa ci chiede e agire di conseguenza». Una sottolineatura che sicuramente coinvolge in primis la scuola, ma che riguarda anche in maniera diretta tutti i soggetti che si occupano di formazione, a partire proprio dai fondi. «È proprio così», spiega ancora Rossella Spada. «Non dimentichiamo, ad esempio, che la formazione finanziata tramite l’azione del fondi interprofessionali non riguarda solo la formazione continua in azienda, ma coinvolge anche coloro che sono in cerca di occupazione o di ri-occupazione. Sarebbe opportuno a mio avviso, alla luce del discorso preso in considerazione, che venisse impostata un’azione sinergica, in cui scuole, agenzie del lavoro, enti di formazione e fondi interprofessionali venissero coinvolti in un lavoro comune per rispondere all’esigenze delle imprese in cerca di figure con determinati profili. Se la scuola da sola non basta a rispondere a queste richieste, è bene che si faccia un lavoro di squadra. Noi siamo disposti a fare la nostra parte; ma naturalmente deve esserci un soggetto che dia l’input e che coordini un lavoro di questo genere».

 

Un’occasione anche per permettere ai fondi di sviluppare in maniera sempre più compiuta le proprie potenzialità: «Spesso si parla di fondi per occuparsi di aspetti formali, per regolare e normare, per cercare e a volte anche inventare nuove soluzioni burocratiche che incidano sul loro funzionamento. Ecco, sarebbe forse meglio guardare ai fondi con una prospettiva diversa: dei partner affidabili e con grandi potenzialità, che possono lavorare a un nuovo progetto sistemico incentrato sulla formazione, di partenza e continua. Partire dal positivo che i fondi rappresentano, per permettere loro di dare il proprio contributo in maniera sempre più incisiva. Lo ripeto: noi ci siamo».

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