mercoledì 19 dicembre 2018

SISTEMA IMPRESA

12-04-2018

«Un governo stabile per affrontare le grandi sfide della nazione»

Le consultazioni per dare vita al governo, il Def, i mutamenti istituzionali e fiscali legati alla crescente richiesta di autonomia delle regioni più produttive, il ruolo dell’Italia nell’Unione Europea, la ripresa di un percorso di concertazione. L




Il Paese ha bisogno di stabilità. E per ottenerla è indispensabile costruire un governo che aspiri ad essere qualcosa di più di uno strumento di transizione in attesa di nuove elezioni.

L’Italia deve affrontare nel breve termine criticità rilevanti come il varo del Documento di Economia e Finanza, il Consiglio Europeo di giugno mentre è in corso il ciclo del semestre europeo focalizzato sugli asset strategici della competitività e della digitalizzazione, i contraccolpi della crisi siriana e dell’ondata protezionistica scatenata dalla guerra commerciale fra Usa e Cina.

 

Si tratta di eventi che toccano direttamente le grandi tematiche economiche e che necessitano di risposte concrete che solo un esecutivo derivante da una solida maggioranza parlamentare è in grado di affrontare con successo. Sempre nel breve termine, inoltre, si dovrà scogliere il nodo dell’autonomia lasciato in eredità dal governo Gentiloni e che il neogovernatore lombardo Attilio Fontana ha indicato come la vera priorità del proprio mandato. Una priorità, peraltro, avvertita da altre regioni come l’Emilia Romagna che a differenza della Lombardia ha intrapreso il cammino del riconoscimento dell’autonomia evitando il referendum popolare. Una strada differente nella forma ma che, nella sostanza, non può che convergere verso una meta comune. Le regioni più produttive pretendono ormai di gestire direttamente le materie relative alla vita pubblica e amministrativa nella consapevolezza che le ‘periferie’ possono fare meglio dello Stato centrale. Una prospettiva che rende subitanea la differente ripartizione delle risorse: i 56 miliardi di residuo fiscale valgono il 16% del Pil territoriale lombardo mentre i 18 miliardi di euro dell’Emilia Romagna valgono l’8%. La disparità è evidente e richiede un riallineamento. Ma, soprattutto, ciò che deve essere ricodificato in termini più equi è il rapporto fra regioni e Stato dando piena attuazione ai dettami della Costituzione. Eccetto il periodo aureo dell’avvio dell’esperienza repubblicana e le tappe dell’istituzione degli enti regionali nel 1970 e della devolution all’inizio degli anni 2000, infatti, il centralismo ha sempre prevalso. E con questo, inevitabilmente, ha prevalso una lievitazione della spesa pubblica che anche nei momenti attuali è sempre sfuggita ad una severa opera di riordino e di contenimento. Gli ultimi governi, in materia di spending review, hanno registrato gravi e imperdonabili fallimenti. Non è più possibile rinviare un progetto praticabile di razionalizzazione dei conti. Uno scenario che è destinato a mutare l’assetto istituzionale e fiscale del nostro Paese. La storia del regionalismo italiano, dunque, sembra pronta ad istituire un maturo federalismo con il conseguente cambiamento delle logiche tributarie che dovrebbero premiare le economie locali a discapito delle ipotesi neocentralista che, tuttavia, seguitano a tentare i nostri governanti come dimostra la riforma costituzionale sonoramente bocciata dai cittadini con il voto del referendum del dicembre 2016.

 

Il quadro nazionale attuale descrive mutamenti e sfide fondamentali che possono condurre ad una crescita del benessere del Paese solo se le forze politiche, marginalizzando la spinta verso una competizione esasperata, sono disposte ad interpretare al meglio il richiamo alla responsabilità sociale espresso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una proposta che deve tradursi nell’esito di un governo saldo e bilanciato, autenticamente rappresentativo, capace di misurarsi con le urgenze e con i problemi strutturali della nazione a partire dal divario fra il Nord e il Sud e dalla nefasta incombenza di un debito pubblico che soffoca gli investimenti strategici.

 

La comunità politica nazionale è al bivio. Può farsi ispiratrice e portatrice del rinnovamento o può diventare un fattore drenante e conservativo. In tal caso, però, è lecito prevedere un’ulteriore caduta in discredito del sistema dei partiti e delle leadership che hanno invece il compito di riavvicinare il popolo al mondo delle istituzioni rinfrancando la fede nel regime democratico.

 

L’appello è lanciato a chi ha il compito di raccogliere l’eredità del voto del 4 marzo. Ma non solo. I tassi sconfortanti della disoccupazione con particolare riferimento alla popolazione giovanile, le percentuali drammatiche dell’abbandono scolastico, la difficile situazione dei consumi interni che rende a dir poco emergenziale l’azione finalizzata a disinnescare l’introduzione delle clausole di salvaguardia con l’aumento delle aliquote dell’Iva, le trasformazioni in atto nel mondo produttivo che spingono anche le Pmi a compiere il tentativo di acquisire gli standard dell’impresa 4.0 direzionano le organizzazioni sindacali verso una prova di maturità che non può eludere la ripresa di un percorso di concertazione.

 

Sistema Impresa è al lavoro e stiamo operando con tenacia per raggiungere i seguenti obbiettivi: rappresentare le aziende secondo una logica di radicamento territoriale sempre più esteso e capillare; rendere più forte la confederazione integrando sigle e settori per promuovere e tutelare gli interessi delle imprese aderenti; garantire una contrattazione del lavoro di qualità in grado di fornire le migliori risposte agli emergenti paradigmi nel mondo del lavoro moderno, fornire un contributo fattivo e ideativo per sviluppare le organizzazioni sorelle nel mondo della formazione, del credito e della bilateralità; incrementare l’attività di proposta e di monitoraggio nelle Commissioni parlamentari dove si decidono le politiche e gli stanziamenti per l’impresa ed il lavoro su scala nazionale.

 

Stiamo lavorando per svolgere con serietà e senso civico il mandato che ci viene da oltre 156mila aziende per 960mila addetti. I rappresentanti della politica e i partiti devono dimostrare la medesima concretezza garantendo al più presto un governo stabile che possa guidare il Paese fuori dalla più lunga crisi economica del secondo dopo guerra per disegnare un orizzonte di prosperità e fiducia.

 

 

Dott. Berlino Tazza
Presidente nazionale Confederazione Sistema Impresa




ALTRE IMMAGINI

«Un governo stabile per affrontare le grandi sfide della nazione»

ALLEGATI

  • ebiten nazionale
  • formazienda
  • fidicom asvifidi