sabato 17 novembre 2018

SISTEMA IMPRESA

12-10-2018

L’alternativa all’austerità è la politica per la crescita

Il presidente Berlino Tazza commenta il Def del governo Conte: “Una manovra che va nella direzione della crescita premiando le imprese e i consumi. La sola alternativa dopo anni di sacrifici e di austerità’”




Ogni volta che il governo di turno, forte della maggioranza in parlamento, vara il documento di economia e finanza è lecito aspettarsi l’esplodere di voci contrarie e polemiche. Una sorte che ora tocca all’esecutivo di cui fanno parte il Movimento 5 Stelle e la Lega nord, guidato da Giuseppe Conte, che a mio avviso si è conquistato il merito di aver dichiarato finalmente conclusa la stagione dell’austerity europea. Una fase che la gran parte degli economisti, compresi quelli di stampo liberale aversi alle logiche neokeynesiane, trattano ormai come la causa della mancanza di crescita che si riscontra in alcuni fra i principali Paesi dell’Unione Europea. Tra questi c’è, indubbiamente, l’Italia.

Il nostro Paese, infatti, seguita a rimanere al di sotto del 2% di crescita del Pil che rappresenta la media dell’Unione e dell’Ocse. L’attuale governo, partendo da questo dato che nessuno contesta e che coincide con la presa atto della paralisi dell’economia italiana, ha giustamente puntato su una politica espansiva portando il deficit al 2,4% il primo anno riducendolo però considerevolmente nel biennio successivo. La ridefinizione delle stime del deficit dimostra quanto l’esecutivo in carica non abbia pregiudizi di sorta verso i patti europei e i vincoli dettati dalla comune appartenenza all’area della moneta comune come, peraltro,  dichiarano le affermazioni dei leader dei partiti di maggioranza in merito all’inesistenza di un ‘piano B’. Un aspetto, questo, molto importante e che non deve passare inosservato. Le turbolenze dei mercati appaiono motivate dall’incapacità del contesto finanziario internazionale di comprendere le ragioni molto articolate e complesse della politica italiana. Nei fatti la manovra del ministro Tria risulta equilibrata nel gestire la compresenza di misure a favore delle partite Iva, come la flat tax per imprese e professionisti con una tassazione al 15% fino a 65mila euro di reddito, e la necessità di far fronte con il redito di cittadinanza all’avanzare inesorabile della povertà con lo scopo di tutelare i consumi e la domanda interna. Si tratta di due strumenti complementari che però convergono verso il medesimo obiettivo: incrementare la capacità di spesa dei cittadini e dare una boccata ossigeno al mercato dei beni e dei servizi nel tentativo di agganciare pienamente la ripresa imponendo un balzo in avanti del Pil.

Il blocco all’aumento dell’Iva e il superamento della legge Fornero realizzato attraverso quota 100 consentirà, inoltre, un ricambio generazionale degli occupati che interesserà quasi 400mila persone. La lotta alla disoccupazione è un terreno cruciale per le politiche che intendono promuovere lo sviluppo dal momento che la possibilità di immettere nuove forze nel mondo del lavoro rappresenta la condizione indispensabile per attuare la pace sociale, fondando la vera ricchezza dell’Italia di domani. In questa direzione va anche il tentativo di emulare l’efficienza del modello tedesco potenziando i centri per l’impiego che, al momento, sono ridotti ad uno stato larvale.

La crescita, come la democrazia, può essere realizzata solo se si ha il coraggio e la lungimiranza di sostenere i costi richiesti. Le riforme a costo zero non esistono. Bisogna ricordare, in ultimo, che l’economia politica non è una scienza esatta. Non lo è per l’esecutivo che in questo momento è chiamato a guidare il Paese sulla base del  successo elettorale e dei sondaggi che quotidianamente vengono effettuati testimoniando il forte gradimento dei cittadini, ma lo è anche e soprattutto per i contestatori della manovra che criticano l’austerità tedesca senza però essere avere il coraggio di essere coerenti fino in fondo. Se lo facessero dovrebbero ammettere che la sola strada alternativa da percorrere è la crescita e, conseguentemente, dovrebbero condividere la decisione di utilizzare la leva degli investimenti per alzare l’asticella del Pil producendo ricchezza e occupazione.

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