mercoledì 26 giugno 2019

SISTEMA IMPRESA

10-12-2018

«Così ci impediscono di lavorare»

La protesta degli NCC nella manifestazione di Roma del 29 novembre per chiedere una nuova proroga della dell’emendamento “antiabusivismo” al Milleproroghe (29/1 quater) del 2008. Una categoria in allarme. Ne abbiamo parlato con Francesco Artusa, pre




Si sono fatti portavoce di oltre 200mila lavoratori gli NCC che giovedì 29 novembre hanno manifestato a Roma per chiedere al Ministero dei trasporti di bloccare l’entrata in vigore dell’emendamento “antiabusivismo” al Milleproroghe (29/1 quater) del 2008.

Una manifestazione di dissenso e preoccupazione venuta dopo l’incontro «poco soddisfacente» del 9 novembre con il sottosegretario Michele dell’Orco che «ci ha convocati senza avere la minima idea di cosa si stesse discutendo» e a seguito dell’Assemblea Generale che gli stessi NCC hanno organizzato a Milano qualche giorno prima per fare il punto della situazione e per sintetizzare, uniti e compatti, tutti i rischi cui va incontro la categoria.

In meno di una settimana gli NCC provenienti da tutta Italia, guidati dalle associazioni di categoria nazionali che li tutelano, sono passati dalle parole ai fatti: «L’entrata in vigore dell’emendamento compromette 200mila posti di lavoro. Il nostro è un settore che fattura 2,5 miliardi l'anno. Non possiamo accettarlo, dobbiamo far sentire la nostra voce ». Detto, fatto. Una delegazione il giorno della manifestazione è stata ricevuta dal Ministero dei Trasporti con cui ha concordato un incontro sulle specifiche tematiche . A riceverli il 6 dicembre è stato il vice ministro dei trasporti Edoardo Rixi. Dell’incontro e di cosa succederà, abbiamo parlato con Francesco Artusa, presidente onorario di Fai – Trasporto Persone, l’associazione che aderisce alla confederazione nazionale Sistema Impresa.

 

Presidente, cosa vi preoccupa?

Da gennaio dovrebbe entrare in vigore l’emendamento “antiabusivismo” al Milleproroghe (29/1 quater) del 2008.

Una legge che mette in seria difficoltà gli autisti per molte ragioni. La prima, quella che sostanzialmente ci allarma di più perché di fatto ci impedisce di lavorare, è quella per cui gli Ncc sarebbero obbligati a fare rientro in rimessa alla fine di ogni servizio di trasporto, anche se dovessero avere delle prenotazioni a seguire. Mi spiego meglio con un esempio: la mia azienda di NCC ha sede a Milano. Ho appena accompagnato il signor X a Brescia. Mi telefono il signor Y che da Brescia deve andare a Mantova. Secondo la Legge io non potrò accompagnare subito il signor Y da Brescia a Mantova, ma dovrò prima tornare in rimessa a Milano. Un obbligo che aiuterebbe di fatto i tassisti, condannando di contro molte aziende Ncc a lavorare poco, ad investire di più – in benzina ad esempio - e di conseguenza, nel breve periodo, a chiudere. Senza contare i danni ambientali. L’obbligato ritorno in rimessa è da sempre un problema per la nostra categoria tanto è vero che, per incrementare il nostro business, FAI – Trasporto Persone ha immaginato un innovativo servizio di vendita online a prezzi scontati delle tratte a vuoto che si chiama LimoGreenService e che non solo ci consente di lavorare di più ma che fornisce un ulteriore servizio all’avanguardia alla clientela. Chiaramente l’entrata in vigore dell’emendamento farebbe diventare illegale anche questo servizio.

 

Ci sono altre ragioni che destano la vostra preoccupazione?

Anche l’Articolo 5 bis ci preoccupa: ogni singolo comune potrà chiudere l’accesso agli NCC sul proprio territorio, autonomamente. Come dovremo comportarci?  Andare di Comune in Comune a spiegare la buona volontà degli NCC, la serietà delle nostre aziende e la regolarità con cui ci comportiamo? Mi sembra assurdo. Non solo. Il testo stabilisce che ogni autista abbia a bordo un “foglio di servizio” vidimato, con progressione numerica, i dati del committente, orario di inizio e fine servizio, chilometri e destinazione. Ma spesso dobbiamo cambiare strada per incidenti o cambi piano dei clienti e dunque ogni servizio sarà passibile di sanzione.

 

Come si è giunti sin qui? La legge era nata per evitare il proliferarsi di esercizi abusivi…

La Legge, denominata dagli addetti ai lavori “legge della discordia”, dal 2009 ad oggi non è mai stata applicata. Questo significa che da subito c’erano delle forti perplessità da parte di tutti. Se ne sono accorti subito Silvio Berlusconi e Altiero Matteoli. E da allora l’entrata in vigore del testo è stata sospesa puntualmente ogni anno. Nel 2017 ha suscitato le ire e lo sciopero dei tassisti contro il famoso “emendamento Lanzillotta” al Milleproroghe, che ha fatto slittare la scadenza per la sospensione al 31 dicembre 2017. Ma quest’anno il governo ancora non si è mosso, né ha fatto sapere di voler bloccare l’entrata in vigore norma come da prassi. Le associazioni di categoria nella precedente legislatura si erano anche sedute al tavolo del ministero e Palazzo Chigi aveva ottenuto una delega dal Parlamento a legiferare sul riordino dei trasporti per evitare l’appuntamento annuale della sospensione. Ma con il cambio di guardia, si è partiti punto e a capo. Ad agosto è scaduta la delega al governo, e il prossimo 31 dicembre scadrà anche il tempo valido per la sospensione.

 

Cosa volevate ottenere dall’incontro?

Innanzitutto volevamo assicurarci che ci sia piena consapevolezza delle conseguenze a cui si va incontro facendo entrare in vigore la norma. Chiaramente il nostro desiderio è quello di una nuova proroga della sospensiva e, a seguire, una nuova legge. Occorre riformare questa fetta del settore dei trasporti in maniera che tutti gli attori in campo possano lavorare senza difficoltà. Senza questo passaggio nel giro di qualche anno le multinazionali che fanno esclusivamente da intermediarie approfitteranno del vuoto normativo per ingoiarsi sia il comparto degli NCC che quello dei taxi.

 

Ci siete riusciti?

Abbiamo ottenuto un nuovo incontro. Abbiamo interpretato il nuovo “prendere tempo” come la volontà di fare un nuovo giro di consultazioni da parte del vice ministro. Di risposte politiche non ne abbiamo avute.

 

Cosa farete ora?

Non smetteremo di farci sentire. Sempre nell’ambito dei comportamenti rispettosi, vogliamo continuare con azioni dimostrative a largo raggio. Non possiamo fermarci qui. Siamo convinti che l’argomento non  sia conosciuto a sufficienza, o almeno non nel dettaglio. Non si combatte così l’abusivismo. Dobbiamo farci sentire, continuare a spiegare quali sono i nostri diritti e collaborare, se ce lo consentiranno, per chiarire alcuni aspetti del nostro mestiere che possono servire a rivedere la Legge e attualizzarla alla luce dei sostanziali cambiamenti del mercato della categoria avvenuti negli ultimi 10 anni. Non possiamo permetterci di stare in silenzio ad attendere, a rischio c’è il nostro lavoro e le nostre vite.

 

 

 

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