mercoledì 13 novembre 2019

SISTEMA IMPRESA

18-10-2019

Regione Lombardia. Tavolo per la competitività. «Stabiliamo le priorità»

Regione Lombardia. Sistema Impresa Lombardia interviene al Tavolo per la Competitività per definire il programma settennale a livello nazionale e comunitario.




Inserirsi con successo e con progettualità forti nella programmazione economica a livello europeo e nazionale. Il periodo 2021-2027 deve essere, per Regione Lombardia, una fase di grande sviluppo. È questo l’obbiettivo del “Tavolo permanente per la competitività delle imprese lombarde” che si è riunito lunedì 14 ottobre e nel quale l’ente regionale ha chiesto ai sindacati delle aziende e dei lavoratori un contributo per definire le priorità nell’ambito economico e produttivo individuando le misure virtuose che finora hanno garantito la crescita del tessuto imprenditoriale su scala territoriale. Un invito che è stato avanzato dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Alessandro Mattinzoli e al quale Sistema Impresa Lombardia, rappresentata dal presidente Berlino Tazza, ha risposto affermativamente: «La programmazione sottoposta al nostro esame, che interessa i prossimi sette anni della vita economica nazionale e comunitaria, può diventare un momento prezioso per fare il punto su ciò che possiamo considerare come i vettori più competitivi dello sviluppo regionale. Il lavoro di condivisione ha la finalità di conferire una prospettiva di crescita e di evoluzione alle azioni che si sono rivelate maggiormente efficaci. È evidente che in questo momento bisogna avere il coraggio di fare una selezione puntando a valorizzare alcuni aspetti strategici piuttosto che altri. Abbiamo la responsabilità di costruire il nostro futuro».

 

Presidente, perché questa richiesta da parte di Regione Lombardia?

«Il potere decisionale che è in capo alle istituzioni e alla pubblica amministrazione, in questo caso, dimostra di volersi confrontare con le forze produttive della società civile. È un comportamento tutt’altro che scontato e va riconosciuto alla giunta Fontana, e nello specifico all’assessore Mattinzoli, di coinvolgere già nella fase strategica ed elaborativa i sindacati datoriali e le parti sociali. Se il governo nazionale, su alcune partite cruciali, avesse manifestato la stessa ampiezza di visione di certo oggi la nostra capacità produttiva sarebbe migliore. E con questa avremmo dati più incoraggianti sul piano dell’occupazione. Entrando nel merito, Regione vuole stilare in maniera puntuale il Documento regionale di indirizzo strategico (DIS). I DIS devono fornire le iniziative da inserire nell’Accordo di Partenariato Nazionale che a sua volta sarà presentato a livello comunitario ed entrerà ufficialmente a far parte della programmazione economica 2021-2027. Siamo quindi all’inizio di un percorso di interlocuzione che premia il protagonismo del mondo associativo imprenditoriale».

 

Quali sono le azioni per favorire la crescita economica su scala territoriale?

«Non bisogna cedere alla tentazione di affidarsi a soluzioni complesse e avveniristiche che, alla fine, si rivelano poco praticabili. A livello metodologico credo che sia urgente osservare, con umiltà e senso pratico, ciò che ha funzionato davvero sui territori. Da un lato occorre consolidare e dare prospettiva di crescita alle realtà imprenditoriali esistenti, valorizzando i diversi comparti  segmentati per ambiti territoriali che già hanno dimostrato di poter aumentare l’attrattività delle economie locali. Dall’altro dobbiamo catturare l’attenzione dei nuovi investitori. Servono nuovi capitali e nuove alleanze per generare una massa critica di interventi capace di svecchiare le abitudini, riformulare le proposte in termini più competitivi, iniettare dosi di coraggio. Questo può avvenire solo se le economie dei territori si concepiscono in modo aperto, adottando logiche di intervento trasversale, diffondendo le prassi più efficaci senza mai venire meno all’obbiettivo dell’eccellenza. Per entrambe le direzioni occorre consolidare alcune delle misure già previste da Regione Lombardia che hanno dimostrato di essere vincenti ed ipotizzare azioni strategiche innovative per raggiungere gli obiettivi che devono essere condivisi da tutti gli attori. Un’azione che deve coinvolgere gli sforzi delle imprese, dei dipendenti, delle istituzioni, del comparto del credito. La responsabilità deve essere corale perché tutti, alla fine, godranno dei benefici e dei vantaggi».

 

Quali sono le realtà imprenditoriali che vanno consolidate?

«Non bisogna avere paura di fare delle scelte. Vanno potenziate le filiere portanti in ogni settore e in ogni territorio. Ma perché non sia una soluzione conservativa e di corto respiro occorre immaginare investimenti importanti nell’ambito della formazione. Le imprese devono essere messe nelle condizioni di implementare al loro interno percorsi di modernizzazione e di aggiornamento tecnologico in coerenza con le strategie dell’industria 4.0. L’attenzione alle risorse umane, in quest’ottica, non può che essere il vero valore aggiunto. Dobbiamo sviluppare la responsabilità sociale di impresa come fattore di competitività ponendo particolare attenzione ai temi del welfare aziendale e della sicurezza sui luoghi di lavoro, insistendo sul concetto di aggiornamento e formazione professionale continua che si conferma come una leva strategica per vincere la sfida di un mercato del lavoro globale e iperspecializzato. La forza delle aziende, nella quarta rivoluzione industriale, non può che basarsi sulla preparazione e sulla motivazione delle persone».

 

Un esempio concreto di eccellenza del  territorio lombardo?

«Certamente, a mio avviso, il Polo della Cosmesi, prioritariamente sviluppato in provincia di Cremona. È una realtà che agisce come una forza aggregata, capace di fare rete, dove l’eccellenza del singolo diventa patrimonio comune di un fronte produttivo ampio, diversificato ma integrato, allenato alle logiche di una relazione complementare. Una dinamica che consente alle imprese di lavorare in modo congiunto e flessibile anche sulla scena internazionale intercettando l’interesse di mercati che l’operatore considerato nella sua singolarità non avrebbe mai la capacità di raggiungere. Questo è un comportamento virtuoso che va replicato». 

 

Il terziario: una misura da salvaguardare e da potenziare?

«Sicuramente la creazione e il funzionamento dei Distretti Urbani del Commercio. Attuano il concetto di sinergia mettendo a confronto idee, necessità e urgenze di più interlocutori: amministrazione, camere di commercio, categorie economiche e imprenditori. Sono il luogo in cui possono confluire le risorse supportando le piccole realtà imprenditoriali: negozi, bar, ristoranti, alberghi e l’intero settore turistico. I Duc vanno però ripensati alla luce dei cambiamenti della tecnologia 4.0 beneficiando delle azioni che sono in grado di generare sviluppo attraverso i servizi digitali e informatici. Il punto vendita 4.0 non deve rinunciare al presidio fisico ma deve ricavare spazi di crescita grazie all’e-commerce  e a sistemi di CRM per fidelizzare ulteriormente la propria clientela. Naturalmente in questo ambito gli investimenti devono includere percorso di qualificazione e riqualificazione delle competenze umane e devono essere previste delle risorse da destinare a questo capitolo importante dell’innovazione del terziario».

 

E il mondo politico come può agevolare il percorso della crescita?

«Su scala regionale è importante riprendere a breve il controllo del cammino che deve garantire il risultato dell’autonomia. Sappiamo che non c’è una grande sintonia con il governo nazionale ma Roma deve riconoscere ai cittadini lombardi il diritto di vedere realizzato il desiderio di democrazia dal basso che è stato espresso tramite il voto referendario. Più si porta il peso delle decisioni amministrative e istituzionali ad un livello prossimo ai territori e alle periferie e più questi possono mettere a frutto il know-how che possiedono in quota maggioritaria rispetto al potere centrale. Più autonomia significa anche una maggiore dotazione delle risorse insieme alla libertà e alla flessibilità necessarie per portare a termine le iniziative di programmazione strategica. Regione Lombardia deve continuare a farsi garante della battaglia per l’autonomia esercitando insieme alle altre regioni del Nord un intervento costruttivo di lobby per vedere riconosciute le prerogative dei territori più produttivi e virtuosi della nazione. Possiamo attuare tutte le nostre potenzialità di crescita solo se possiamo esercitare pienamente le nostre libertà».

 

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