giovedì 12 dicembre 2019

SISTEMA IMPRESA

31-10-2019

Salario minimo, la posizione di Sistema Impresa

Compromette la competitività delle aziende e indebolisce la libera dialettica sindacale




Roma, 30 ottobre. Convegno Confsal: “Salario minimo – un’opportunità per rilanciare il lavoro”

 

LA PROPOSTA DI CONFSAL
Rispetto alla proposta governativa del salario minimo legale la soluzione ideata da Consal, ricavata da uno studio molto puntuale e approfondito dei parametri economici dei 440 settori produttivi esaminati dall’Istat, ha certamente il merito di una maggiore praticabilità e di un più fondato realismo rispetto alla sostenibilità della misura da parte dell’aziende italiane. Si tratta di una proposta molto articolata che prevede una no tax area per i salari fino a 16.000 €, un salario minimo legale di otto euro orari invece dei nove euro della proposta governativa e soprattutto una riduzione delle aliquote contributive del costo del lavoro di almeno 10 punti in alcuni dei settori produttivi considerati più critici. Si tratta dunque di un contributo, quello di Confsal, che va nella direzione di affrontare il problema in un contesto di fattibilità e di equilibrio rifiutando approcci che appaiono fin da subito demagogici e ideologizzati.



LA POSIZIONE DI SISTEMA IMPRESA
«Introdurre e fissare per legge il salario minimo orario significa, a nostro avviso, limitare il ruolo delle parti sociali e la libertà di negoziato che fonda, in una democrazia, l’azione organizzata delle imprese e dei lavoratori» ha commentato Enrico Zucchi, segretario generale di Sistema Impresa. «Significa, in sostanza, depotenziare lo strumento virtuoso dei contratti collettivi riducendo per le parti contraenti la possibilità di avviare trattative libere, autonome e indipendenti dal potere politico».

«Appare fin da subito, nella visione di Sistema Impresa, molto critico il tentativo di sganciare la libera contrattazione economica delle retribuzioni salariali dal necessario confronto con le condizioni congiunturali del mercato ingessando, ancora di più, il costo del lavoro al punto da trasformarlo in una variabile indipendente».


«Deve anche essere sottolineato il fatto che, nel testo della proposta di legge, si estende erga omnes l’applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative con una evidente e improvvida limitazione delle altre forze sindacali nazionali. Un comportamento che disistima il principio della libertà sindacale e non mostra corrispondenza verso la reale situazione produttiva del Paese che, sul piano della rappresentanza, risulta molto diversificata, articolata e fortemente incline alle specificazioni settoriali e territoriali».

E chiude il segretario Zucchi: «Il salario minimo di nove euro lordi sarebbe il più alto all’interno dell’Ocse e come tale, in sede Ocse, è stato criticato perché si configura fin dall’inizio come una misura statica e incapace di garantire margini di flessibilità verso le esigenze produttive aziendali, locali e regionali».

 

«Da diversi anni, inoltre, gli esecutivi nazionali e le parti sociali orientano i loro interventi legislativi a favore della globalizzazione indicando come priorità la libera circolazione dei prodotti, dei servizi e delle persone. Ma la globalizzazione è un fenomeno che presenta vantaggi e svantaggi. Non dimentichiamo che nel contesto globale il costo del lavoro influisce sul costo finale delle merci. Un fattore di cui alcune delle potenze emergenti più agguerrite, come la Cina, hanno imparato ad utilizzare come fattori altamente competitivi sui mercati internazionali. Un comportamento, peraltro, che applicano alcuni dei Paesi europei come si evince da fenomeni allarmanti quali la delocalizzazione industriale. Stabilire in Italia un salario minimo attestato su livelli che secondo l’Ocse sono troppo elevati non può che mettere fuori mercato i nostri prodotti penalizzando gravemente il nostro sistema produttivo con i rischi che ne conseguono sul fronte dell’occupazione».

 

«Inoltre, stando alle previsioni dell’Istat, considerata la platea molto alta di lavoratori interessati che risulta pari a 2,9 milioni, è stimabile un aumento del monte salari equivalente a 3,2 miliardi di euro con una riduzione del margine operativo lordo delle imprese pari all’1,6%. Un incremento di costi che colpirebbe direttamente le aziende e indirettamente, ma in modo tangibile, i cittadini e le famiglie a causa di una maggiorazione dei prezzi di vendita. Un effetto negativo che sarebbe a carico del consumatore finale».

«Stando ai rilievi della CGIA di Mestre, infine, l’aggravio introdotto a carico delle Pmi e delle imprese artigiane sarebbe di almeno 1,5 miliardi di euro all’anno a causa di un innalzamento del costo del lavoro reso già di per sé proibitivo dal peso eccessivo del cuneo fiscale».

«È proprio sull’entità del cuneo fiscale, invece, che il governo dovrebbe intervenire riducendone il carico per liberare risorse ai fini di una più equa e sostanziosa retribuzione dei dipendenti. Una correzione che anche Confsal, nell’analisi effettuata sul salario minimo legale, ritiene indispensabile e che per Sistema impresa è assolutamente prioritaria. Ci impegniamo quindi, con ogni mezzo, perché anche agli occhi dell’esecutivo diventi al più presto questa la strada da intraprendere e la meta da raggiungere».

 




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ALLEGATI

  • ebiten nazionale
  • formazienda
  • fidicom asvifidi
  • fondo di assistenza sanitaria