venerdì 23 ottobre 2020

SISTEMA IMPRESA

21-09-2020

Referendum costituzionale. L’opinione del presidente

Tazza: «Troppa fretta, cittadini e territori rischiano difetto di rappresentatività»




Il referendum costituzionale è stato indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale dal titolo "Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari".

 

Il testo di legge prevede il taglio del 36,5% dei parlamentari: da 630 a 400 seggi alla Camera dei Deputati, da 315 a 200 seggi elettivi al Senato.

 

«Sostengo le ragioni del No – dichiara il presidente di Sistema Impresa Berlino Tazza - perché il referendum costituzionale è stato impostato in modo troppo sbrigativo e lo dimostra il fatto che si mette mano alla composizione numerica del parlamento in assenza di una nuova legge elettorale di supporto. Il voto referendario si caratterizza quindi come un irragionevole salto nel buio nel quale la perdita oggettiva di rappresentatività da parte della popolazione non viene compensata da un progetto compensativo sul fronte della legge elettorale. Il Rosatellum, infatti, non offre alcuna garanzia sotto questo punto di vista. Inoltre non si comprende bene per quale motivo gli italiani siano chiamati a votare secondo il duplice e opposto criterio della democrazia diretta e rappresentativa. Il quadro risulta quindi molto incoerente e confuso. Si dice, inoltre, che la diminuzione dei parlamentari arrecherà benefici di bilancio. I numeri dichiarano che il risparmio sarà esiguo ma se proprio deve essere questo l’argomento principale per sostenere il Sì, allora sarebbe stato sufficiente diminuire l’indennità di una quota pari alla metà del compenso. Con la vittoria del Sì, peraltro, avremo regioni più rappresentate e altre meno. A farne le spese sarà proprio la più produttiva Lombardia dal momento che per eleggere un senatore sarà necessario un numero di cittadini di gran lunga superiore rispetto a ciò che avviene in altre regioni decisamente meno strategiche e trainanti per la costruzione del Pil nazionale. Una discordanza che incrocia gli enormi ostacoli incontrati dal processo di autonomia regionale a causa delle continue resistenze del governo centrale. Dislocazione delle risorse, approvazione e realizzazione dei progetti infrastrutturali, sostegno alle economie locali e finanziamento delle politiche periferiche di sviluppo sono temi cruciali per salvaguardare il benessere economico e civile dei territori che possono prosperare solo in presenza di una condivisione decisionale vera, fondata anche su una ramificata presenza parlamentare, mentre l’attuale riforma referendaria assicura più concentrazione e selezione del potere».

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