venerdì 23 ottobre 2020

SISTEMA IMPRESA

02-10-2020

Regione Lombardia. Sistema Impresa membro effettivo del Patto per lo Sviluppo

Tazza: «Nell’emergenza nostro contributo rilevante. Adesso ancora più decisivi»




Sistema Impresa Lombardia diventa membro effettivo del Patto per lo sviluppo di Regione Lombardia. Nella comunicazione, pervenuta alla confederazione delle Pmi con oltre 30mila aziende aderenti in Lombardia e 160mila a livello nazionale, è stato sottolineato da parte dell’ente guidato dalla giunta Fontana “il contributo prezioso” svolto dal sistema confederale “per affrontare l’emergenza che ha investito il nostro territorio e per programmare la ripartenza della Lombardia”.

 

«Ringrazio il presidente Attilio Fontana e tutti i membri della sua giunta – dichiara Tazza, alla guida della federazione lombarda e della confederazione nazionale di SI – per la fiducia e l’importante opportunità. Ma se abbiamo conseguito un risultato così rilevante è anche grazie al contributo del presidente di Unioncamere Lombardia Gian Domenico Auricchio che non ha mai smesso di sollecitare il coinvolgimento della nostra organizzazione ai processi di definizione delle politiche di rilancio dei territori lombardi. Un impegno che abbiamo vissuto con un grande senso di responsabilità condividendo le nostre esperienze di maggiore successo».

 

Come interpreta il lavoro svolto all’interno del Patto per lo sviluppo?

La nomina a membro effettivo equivale ad un responso positivo in merito alle modalità e ai principi che hanno caratterizzato il nostro impegno fino ad ora. Il nostro orientamento ha sempre voluto tutelare e promuovere la produttività delle aziende lombarde con particolare riferimento alle Pmi. Credo inoltre che sia stato molto serio da parte della Regione, oltre che estremamente utile per noi, affrontare una fase preliminare di studio e di valutazione per sondare i nostri mezzi e le nostre capacità. Ora abbiamo superato la prova. Per noi si tratta di una conquista ma anche il riconoscimento dell’operato che abbiamo garantito costruendo un organismo datoriale giovane, coraggioso, fortemente legato ai territori e teso alla costante valorizzazione delle eccellenze delle economie locali. La nostra concretezza e la vicinanza alle esigenze più quotidiane delle imprese e dei migliori ambiti produttivi sono gli elementi che ci hanno permesso di raggiungere il risultato finale».

 

Cos’è il Patto per lo sviluppo e chi ne fa parte? 

Il Patto per lo Sviluppo dell’economia, della qualità e della coesione sociale è nato da un accordo siglato nel maggio 1998 ed è stato formalizzato ufficialmente il 19 settembre 2001. Si tratta di un ambito di azione collegiale che ha anticipato alcuni dei contenuti fondamentali di Agenda 2030 relativi alla collaborazione tra pubblico e privato ai fini della costruzione del benessere economico e sociale. La Regione e i soggetti che fanno parte del partenariato tutelano il proprio ruolo e la propria indipendenza in una prospettiva di cooperazione e di sinergia. L’obbiettivo è non disperdere ma continuare a migliorare il patrimonio di esperienze e conoscenze che hanno permesso alla Lombardia di conquistare un primato produttivo. Direi che si tratta di un percorso di condivisione utile, necessario e che procede nella capacità di generare opportunità importanti per il sistema imprenditoriale. Una risorsa preziosa soprattutto ai tempi della crisi del Covid-19.

 

Quali sono le principali iniziative anti Covid che avete sostenuto nel Patto per lo Sviluppo?

Regione Lombardia, nella fase più acuta dell’emergenza Covid, ha messo in campo strumenti e risorse economiche a sostegno di imprese, lavoratori dipendenti o autonomi, famiglie ed enti territoriali. Misure pensate e costruite sulla base delle necessità concrete del tessuto economico e sociale lombardo che sono emerse grazie al confronto sistematico con le associazioni di categoria.
Un lavoro di conoscenza preliminare che ha avuto un punto di approdo efficace: la Legge Regionale 9/2020  denominata "Interventi per la ripresa economica" attraverso la quale sono stati finanziati investimenti e bonus per contrastare l’ondata recessiva. Lo stanziamento complessivo per il triennio 2020-2022 è stato di 3 miliardi di euro con una priorità per gli investimenti strategici e infrastrutturali mostrando particolare sensibilità per i temi dell’ambito sanitario, delle infrastrutture e della viabilità, dello sviluppo sostenibile e della digitalizzazione.

 

Come sono state ripartite le risorse?

Si tratta di una manovra economica imponente che cuba 3 miliardi di euro: 2 miliardi e mezzo hanno finanziato il Fondo per la ripresa economica; 400 milioni di contributi sono stati destinati ai Comuni e alle Province; 130 milioni alle politiche di sostegno per gli investimenti regionali; 82 milioni sono stati stanziati come bonus al personale sanitario impegnato nell’emergenza e 10 milioni di euro ad imprese lombarde per la riconversione o l’aumento della produzione di mascherine e dispositivi medici.
 Il pacchetto “Interventi per la ripresa economica” è stato ideato per far fronte all’attuale situazione di crisi con una sensibilità orientata al domani ed è nato da un tangibile coinvolgimento delle parti sociali.

 

Quali azioni anti Covid avete sollecitato prioritariamente?

Da subito abbiamo caldeggiato la sospensione del pagamento dei tributi regionali per non gravare ulteriormente su imprese e lavoratori. Per le aziende il problema prioritario nei mesi del lockdown è stato quello della liquidità. Credito Adesso e Credito Adesso evolution sono due misure varate per sostenere la liquidità delle Pmi. Con la Fase 2 abbiamo spinto per potenziare lo smart working, dove possibile, definendo un percorso praticabile per il rientro al lavoro in sicurezza. Con il bando “Safe working” , cofinanziato da Regione e Sistema camerale, sono stati destinati 19,2 milioni di euro per gli interventi strutturali nelle aziende riguardanti la sicurezza sanitaria.  Per lo smart working sono stati riservati 6, 5 milioni di euro per le imprese che lo hanno adottato e promosso. Per quanto riguarda ricostruzione economica territoriale, un tema che ci sta molto a cuore, abbiamo fortemente supportato i Distretti del Commercio al fine di tutelare al meglio il terziario, in particolare i negozi di vicinato.  La dotazione è di 22,5 milioni di euro per azioni finalizzate a valorizzare, insieme agli Enti locali, la vivacità del tessuto urbano. Infine, ma non certo per importanza, abbiamo sottoscritto insieme a tutti i partner l’accordo della Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (CIGD) lo strumento che ha consentito l’erogazione di un’indennità mensile per tutti quei lavoratori che non hanno potuto usufruire dei normali ammortizzatori sociali quali Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Straordinaria (CIGO e CIGS), Fondi di Solidarietà e Fondo di Integrazione Salariale (FIS). Alla CIGD sono stati destinati 681 milioni di euro.

 

La cassa integrazione è un tema decisivo per il mondo del lavoro e delle imprese.

Lo è certamente e va affrontato con ragionevolezza, gradualità e senso pratico. Se da un lato appare necessario prolungare ulteriormente la cassa integrazione per tutelare i lavoratori e per evitare che una condizione generalizzata di povertà generi un drammatico crollo dei consumi, dall’altro appare evidente come le misure per fronteggiare l’epidemia e la crisi economica debbano guardare al futuro. La politica dei sussidi è sterile nel lungo periodo ed è per questo motivo che bisogna elaborare quanto prima una fase di transizione verso la normalità. Momenti di confronto, come il Patto per lo Sviluppo, sono indispensabili per individuare le soluzioni fondamentali. Occorre mettere le imprese nella condizione di recuperare il terreno perduto, testimoniato da un calo del Pil intorno al 9%, attraverso una vera riforma fiscale e contributiva. Le cose da fare sono tante. Il Patto dello Sviluppo rappresenta uno strumento efficace per raggiungere l’obbiettivo”.

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