lunedì 30 novembre 2020

SISTEMA IMPRESA

28-10-2020

Decreto ristori per le attività danneggiate

Tazza: « Misure insufficienti e Governo vigili sui tempi dei pagamenti, basta con le illusioni »




Il governo Conte vara il Decreto Ristori per le attività danneggiate dall’ultimo Dpcm con una dotazione di 5,4 miliardi di euro.

 

«Il Decreto Ristori – commenta il presidente nazionale di SI Berlino Tazza - va misurato in base agli effetti che è in grado di generare nell’immediatezza perché la situazione di bar, ristoranti, tour operator, aziende di trasporti e Ncc ha raggiunto un livello intolllerabile. La filiera del turismo e il comparto del terziario sono ormai prigionieri di una spirale negativa che è stata aggravata dalle lacune della politica nazionale. Le statistiche dicono che l’ultimo Dpcm, che di fatto ha creato un lockdown ad hoc per i pubblici esercizi, ha messo definitivamente in ginocchio oltre 50mila imprese e 350mila lavoratori».

 

«I 5,4 miliardi – continua Tazza – sono insufficienti e la modalità del bonifico erogato dall’Agenzia delle Entrate è tutta da verificare considerati i ritardi cronici ai quali ci ha abituato la Pa nella fase dell’emergenza. Il Decreto, inoltre, riguarda anche la filiera agricola e sportiva. Il governo predisponga più risorse e vigili perché le dichiarazioni in merito alle modalità di invio dei contributi si traducano subito in conseguenze reali per le aziende del terziario. Ravviso inoltre una oggettiva incongruenza nel non affrontare con senso pratico il vero problema che sta a monte della diffusione dei contagi e che riguarda l’ambito del trasporto pubblico. Il governo sembra prevedere ristori per le aziende e Ncc, cosa certamente positiva, ma non mette in campo una strategia di reclutamento dei mezzi privati per consentire il rispetto delle norme di distanziamento sociale. Un aspetto indubbiamente centrale, dal momento che il sistema pubblico della mobilità non riesce ad evitare situazioni di affollamento, ma che i decisori pubblici si ostinano incomprensibilmente ad ignorare».

 

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