mercoledì 28 luglio 2021

SISTEMA IMPRESA

01-07-2021

«Pmi, vere protagoniste della transizione»

On. Cesare Damiano: «È il momento esprimere al meglio le proprie risorse sui piani dell’innovazione e della qualità»




“In virtù della loro scala collettiva, dell’adattabilità e dell'innato spirito d’iniziativa, le Piccole e medie imprese e gli imprenditori sono un elemento centrale di questa transizione. Attraverso il loro radicamento locale, le Pmi e gli imprenditori sono anche in grado di ancorare la ripresa in modo specifico ai loro territori.” Così scrive Mathias Cormann, segretario generale dell’Ocse, nella prefazione di SME and Entrepreneurship Outlook 2021, ossia, il Rapporto annuale sulle “prospettive di imprenditorialità e piccole e medie imprese” - pubblicato Il 28 giugno dall’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

 

La transizione cui si riferisce Cormann è, naturalmente, quella post-pandemia. La quale è inquadrata dal segretario generale dell’Ocse come “un'agenda lungimirante per guidare una crescita più forte e sostenibile, offrendo opportunità a tutti”.

 

Dunque, nella visione dell’Ocse “poiché miriamo a ottimizzare la forza della ripresa economica dalla crisi Covid-19, l'attenzione dei governi di tutto il mondo si sta rivolgendo alle piccole e medie imprese e agli imprenditori, e al modo migliore per aiutare a massimizzare il loro contributo a una crescita più forte e sostenibile: una crescita più pulita e inclusiva”.

 

E quali sono le sfide più rilevanti per piccole, medie e micro imprese nell’analisi dell’Organizzazione che, è bene ricordarlo, raccoglie 37 Paesi sviluppati che hanno in comune l’economia di mercato? Il presupposto è che “poco più di un anno fa, Pmi e imprenditori si sono trovati in acque inesplorate”. Le restrizioni sanitarie hanno provocato una recessione senza precedenti. Particolarmente dura per i piccoli, caratterizzati da liquidità limitata. Dunque, i sostegni attuati dai Governi sono stati determinanti. Non si è ancora giunti alla temuta ondata di fallimenti. Segnala Cormann che “la creazione di imprese è in aumento nella maggior parte dei Paesi, guidata da iniziative imprenditoriali innovative che rispondono alle nuove esigenze e opportunità presentate dalla pandemia. Oltre il 50% delle PMI, ad esempio, ha aumentato il proprio utilizzo di strumenti digitali […] Sono emerse anche nuove opportunità per l'integrazione delle Pmi all'interno delle catene globali del valore”. Tuttavia “Il sostegno del governo è stato meno efficace nel raggiungere le imprese più piccole e più giovani, i lavoratori autonomi, le donne […] Nonostante la riduzione di alcuni divari digitali, i lavoratori autonomi e le microimprese sono ancora in ritardo nella transizione digitale”.

 

Come vediamo, la situazione italiana si riflette, nell’universo indagato dall’Ocse, in quella globale, senza particolari distinzioni di carattere generale. Ma cosa ci dice il quadro nazionale dedicato dal Rapporto al nostro Paese? Nel testo vengono messe in evidenza alcune vulnerabilità strutturali italiane: in Italia, piccole, medie e micro imprese contribuiscono per il 76% all’occupazione e per il 64% al valore aggiunto contro medie Ocse, rispettivamente del 68 e del 59%. Il che “riflette una popolazione molto vasta di microimprese a bassa produttività. Vi è, inoltre, il 22,7% di ditte individuali. Il periodo di lockdown ha esposto di più le imprese italiane all’interruzione dell’attività. I settori più esposti (commercio all’ingrosso e al dettaglio, costruzioni, scienza e tecnologia, ristorazione e accoglienza, servizi alla persona) rappresentano il 40,2% dell’occupazione totale contro una media Ocse del 39,7%: una distanza non enorme ma reale. Allo stesso modo, le Pmi italiane sono state tra le più esposte all’interruzione delle catene globali del valore, fondate sulla frammentazione dei processi di produzione e la dispersione internazionale delle attività. Così come, se c’è stata una tendenza delle Pmi a far crescere le proprie attività digitali, il gap da colmare con altri Paesi è reale.

 

Insomma, all’avvio della ripresa economica l’imprenditoria delle Pmi, sul piano delle singole aziende così come su quello associativo, deve guardare a questo momento come a quello in cui esprimere al meglio le proprie risorse sui piani dell’innovazione e della qualità. La buona notizia è che - come scrivevamo all’inizio - un’Istituzione del peso dell’Ocse riconosce a questo settore dell’economia il ruolo di protagonista della transizione.

 

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