domenica 17 maggio 2026

SISTEMA IMPRESA

28-03-2026

GLI ITALIANI SPENDONO DI PIU' PER COMPRARE DI MENO

I risultati del 32° Osservatorio Findomestic




Gli italiani spendono di più per comprare di meno

Il 32° Osservatorio Findomestic fotografa un 2025 in frenata: i beni durevoli calano del 2,4% in valore. Ma il potere d'acquisto delle famiglie non si è mai ripreso dall'ondata inflazionistica. Sei anni di prezzi in salita hanno eroso la capacità di consumo reale.

 Quando i numeri raccontano una storia, a volte bisogna saper leggere tra le righe. I 77,1 miliardi di euro che gli italiani hanno speso nel 2025 per auto, elettrodomestici, mobili e tecnologia sembrano tanti. Eppure dietro quella cifra si nasconde un paradosso: le famiglie italiane acquistano oggettivamente meno di prima, e pagano molto di più per farlo.

È questo il messaggio centrale del 32° Osservatorio Findomestic, realizzato insieme a Prometeia e presentato a dicembre 2025: dopo due anni di crescita alimentata principalmente dall'inflazione, il mercato dei beni durevoli torna in territorio negativo, con un calo del 2,3% in volume e del 2,4% in valore. La spesa complessiva scivola da 79 a 77,1 miliardi di euro. Una flessione che racconta molto più di un semplice rallentamento congiunturale.

 Il miraggio della spesa in crescita: il peso dell'inflazione

Per capire cosa sta succedendo davvero nelle tasche degli italiani, occorre fare un passo indietro e guardare al confronto con il periodo pre-pandemia. Rispetto al 2019, la spesa complessiva in beni durevoli risulta superiore dell'11,4%: un dato che, a prima vista, sembrerebbe positivo. Ma è un'illusione contabile.

«Siamo ancora su livelli di spesa superiori dell'11,4% al 2019, ma questo non significa che si compri di più. Il vero motore è stato l'aumento dei prezzi, vicino al +20%.» — Claudio Bardazzi, Responsabile Osservatorio Findomestic

Come chiarisce Claudio Bardazzi, responsabile dell'Osservatorio Findomestic, il vero motore di questa crescita apparente è stato l'aumento dei prezzi, che in sei anni si avvicina al 20%. Al netto dell'inflazione, cioè guardando ai volumi reali, i consumi di beni durevoli sono in realtà il 6,8% sotto i livelli pre-pandemia. Le famiglie italiane, in sostanza, stanno comprando meno cose di quante ne acquistassero nel 2019, ma le pagano molto di più.

Questo dato fotografa con precisione il meccanismo che ha eroso il potere d'acquisto reale degli italiani nell'ultimo lustro: una spirale inflazionistica che ha colpito trasversalmente tutti i comparti — dall'energia al carrello della spesa — e che nel settore dei beni durevoli ha lasciato un segno indelebile nelle abitudini di consumo.

 Il comparto auto: il peso maggiore sulle famiglie

La voce di spesa più significativa — e quella che più di ogni altra determina la salute del mercato dei durevoli — è la mobilità. Da sola vale il 57% della spesa totale delle famiglie in beni durevoli, e nel 2025 registra la frenata più marcata.

 

Segmento auto

Variazione 2025

Valore (mld €)

Auto usate

-0,2% (stallo)

24,4

Auto nuove

-9% a valore

16,5

Moto e motocicli

-7,0% a valore

2,75

Fonte: 32° Osservatorio Findomestic–Prometeia, dicembre 2025

 

Le auto nuove segnano una frenata netta: -9% a valore, con la spesa delle famiglie che scende a 16,5 miliardi. Le immatricolazioni calano del 9,9%, mentre i prezzi restano sostanzialmente stabili (+0,8%) dopo anni di forte crescita. Il risultato è che le city car — un tempo la scelta di milioni di famiglie italiane — sono passate dal 17% del mercato nel 2019 all'attuale 12%, sostituite da fasce più costose o semplicemente abbandonate.

La domanda privata è quella che soffre di più e resta lontana dai livelli pre-pandemia: le immatricolazioni sono il 25% al di sotto del 2019, e la spesa è diminuita del 10%. Gli incentivi statali — distribuiti in maniera discontinua e con criteri spesso poco chiari — non sono stati sufficienti a rimettere in moto le famiglie, già alle prese con un potere d'acquisto ridotto e un'incertezza di fondo che blocca le decisioni di acquisto importanti.

Emblematico è l'effetto dell'inflazione nel segmento automotive: rispetto al 2019, le famiglie italiane spendono il 25% in più per acquistare appena il 3% di vetture in più. Una forbice tra valore e volume che racconta plasticamente la trappola in cui si trovano i consumatori.

Il mercato dell'auto usata tiene meglio: 24,4 miliardi di euro, quasi 8 miliardi in più rispetto all'auto nuova, con un andamento sostanzialmente stabile (-0,2%). La domanda orientata al risparmio ha spinto sempre più famiglie verso il second-hand, confermando una tendenza strutturale: quando il nuovo è inaccessibile, ci si adatta.

 La casa si ferma: stagnazione nel settore mobili e tecnologia

Il secondo grande aggregato — la casa, intesa come mobili, arredamento e tecnologia per la casa — è impantanato in una stagnazione che dura ormai dal 2023, dopo gli exploit del triennio post-pandemico. L'ondata di investimenti sull'abitazione che aveva caratterizzato gli anni 2020-2022 — complice lo smart working, i bonus edilizi e il bisogno di ripensare gli spazi domestici — si è definitivamente esaurita.

Il segmento dei piccoli elettrodomestici rappresenta però un'eccezione positiva: il Bonus MIMIT ha sostenuto la domanda, mantenendo questo comparto tra i più vivaci dell'anno. È il segnale che le politiche di incentivo, quando ben calibrate, possono effettivamente influenzare le scelte di consumo delle famiglie.

 Tecnologia e benessere: dove gli italiani continuano a investire

In un panorama di generalizzata contrazione, alcuni segmenti resistono o addirittura crescono. Dopo tre anni consecutivi in calo, il mercato IT torna positivo con un +1,7%, sfiorando i 2,2 miliardi di fatturato. A guidare la ripresa sono i pc portatili (+3,5%), i tablet (+4,7%) e i dispositivi per il gioco (+5,3%). Il canale online consolida il suo ruolo, arrivando a rappresentare quasi il 32% del fatturato del comparto.

La telefonia mantiene la rotta sui 6,3 miliardi (-0,4%), con gli smartphone che rallentano nei volumi ma tengono in valore grazie allo spostamento verso prodotti di fascia alta. Crescono invece cuffie (+1,5%) e wearable (+1,2%), trainati da funzioni sempre più orientate al monitoraggio della salute e del benessere personale.

«Dalle friggitrici ad aria ai wearable, dai prodotti per l'igiene orale agli apparecchi per la cura del corpo, emerge una ricerca crescente di benessere personale.» — Claudio Bardazzi

È una tendenza che Bardazzi legge come un segnale culturale profondo: in un contesto di risorse limitate, il consumatore italiano sceglie di investire su ciò che migliora direttamente la qualità della vita quotidiana — monitorare, prevenire, semplificare. La salute e il benessere personale diventano una priorità anche nella spesa per beni durevoli.

 Le differenze territoriali: la Lombardia tiene, il Sud soffre

Il quadro nazionale nasconde profonde differenze geografiche. La Lombardia continua a dominare con 15,4 miliardi di euro di spesa in beni durevoli — più del doppio del Lazio, secondo a 7,5 miliardi — confermando il suo ruolo di locomotiva economica del Paese.

 

Regione / Area

Variazione 2025

Note

Trentino-Alto Adige

-0,7%

Calo minimo d'Italia

Sicilia

-1,3%

Domanda interna resiliente

Liguria

-1,3%

Tra le migliori performance

Lazio

-2,8%

In linea con media nazionale

Abruzzo

-2,8%

In linea con media nazionale

Piemonte

-3,5%

Rallentamento marcato

Molise

-3,3%

Strutturalmente fragile

Basilicata

-4,0%

Flessione più intensa d'Italia

Fonte: 32° Osservatorio Findomestic–Prometeia, dicembre 2025

 Sorprende la tenuta della Sicilia (-1,3%), tra le migliori performance regionali dell'anno, accomunata alla Liguria da una domanda interna che resiste nonostante le difficoltà. All'estremo opposto, la Basilicata cede il 4%: una flessione che non è solo congiunturale ma strutturale, fatta di consumi fragili, poca spinta demografica e redditi bassi.

 Il credito al consumo come ammortizzatore sociale

In questo contesto di pressione sui bilanci familiari, il credito al consumo si afferma come strumento di risposta strategica. Mentre i consumi di beni durevoli calano, le erogazioni di credito segnano nei primi dieci mesi del 2025 un incremento del 7%, con la rischiosità che rimane su livelli molto contenuti (tasso di default all'1,7% a fine settembre 2025).

L'amministratore delegato di Findomestic Banca, Marco Tarantola, legge il dato in chiave di utilità sociale: il credito al consumo aiuta le famiglie a non rinunciare ai propri progetti in un contesto che resta complesso. Una lettura condivisa dai dati CRIF, che nel primo trimestre 2025 registrano una crescita del 5,9% nei flussi di credito al consumo, trainata dai prestiti personali (+12,6%) e dalla cessione del quinto (+7,6%).

Crescono anche i mutui immobiliari: +50,2% nei primi tre mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, con la componente acquisto in forte ripresa (+46,9%) e le surroghe in impennata (+107,7%). Un segnale che, nonostante la pressione sui redditi, la casa rimane un progetto prioritario per le famiglie italiane — e che il calo dei tassi di interesse ha riattivato una domanda a lungo soppressa.

 Cosa ci dice il 2025: un consumatore razionale in un'economia incerta

La fotografia del 2025 restituisce l'immagine di un consumatore italiano che non ha rinunciato a spendere, ma che ha profondamente cambiato il modo in cui lo fa. Sceglie l'usato anziché il nuovo, privilegia i prodotti per il benessere personale, sfrutta il canale online per risparmiare, ricorre al credito per finanziare i progetti che non potrebbe permettersi altrimenti.

È una razionalità adattiva, maturata in sei anni di prezzi in salita e redditi reali in calo. Non è rassegnazione, ma selezione: il consumatore italiano sta imparando a fare di più con meno, orientandosi verso ciò che considera davvero essenziale per la propria qualità di vita.

La domanda che rimane aperta, e a cui l'Osservatorio Findomestic non può ancora rispondere, è se questa compressione dei consumi reali sia reversibile nel breve periodo. La risposta dipenderà in larga misura dall'andamento dell'inflazione, dalla politica monetaria e dalla capacità del sistema di produrre crescita salariale reale. Nel frattempo, le famiglie italiane continuano a fare i conti — letteralmente — con il costo di un'epoca di prezzi che ancora non è finita del tutto.

 NOTA METODOLOGICA

Il 32° Osservatorio Findomestic sui consumi delle famiglie italiane è realizzato in collaborazione con Prometeia e presentato a dicembre 2025. L'indagine analizza i mercati dei beni durevoli a livello nazionale, regionale e provinciale, con dati disaggregati per comparto (mobilità, casa, tecnologia, piccoli e grandi elettrodomestici). I confronti con il periodo pre-pandemia utilizzano il 2019 come anno di riferimento. I dati sul credito al consumo sono integrati con le rilevazioni dell'Osservatorio Credito al Dettaglio CRIF–Prometeia.

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