domenica 17 maggio 2026

SISTEMA IMPRESA

02-04-2026

IL CONTO DELLA GUERRA PER LE FAMIGLIE ITALIANE

Un'analisi del Centro Studi di Sistema Impresa




SPECIALE  |  GUERRA IN IRAN  |  EFFETTI ECONOMICI  |  28 FEBBRAIO – 28 MARZO 2026

Il conto della guerra: un mese di crisi che pesa sulle famiglie italiane

Dal 28 febbraio 2026, quando Stati Uniti e Israele hanno avviato l'operazione militare contro l'Iran, i mercati globali sono entrati in una nuova fase di turbolenza energetica. Petrolio a 119 dollari al picco, gas TTF balzato del 67,5% in una settimana, borse europee in caduta. E per le famiglie italiane una stangata stimata in oltre mille euro l'anno tra benzina, bollette e prezzi al consumo.

 Ventiotto febbraio 2026, ore 3 di notte: i primi caccia israeliani e americani sorvolano il Golfo Persico e sganciano le bombe su Teheran. Nel giro di poche ore, lo Stretto di Hormuz viene dichiarato chiuso dall'Iran, i futures sul petrolio segnano +6%, il VIX schizza a 35 e i mercati di mezzo mondo cominciano a riscrivere le loro aspettative per l'intero anno. Per l'Italia inizia un mese che non assomiglia a nessun altro dal 2022.

A un mese esatto dallo scoppio del conflitto, è possibile tracciare un primo bilancio economico di quanto è costato — e continua a costare — la terza guerra del Golfo ai mercati internazionali e alle tasche dei cittadini italiani. I numeri sono già imponenti, e gli scenari peggiori non si sono ancora materializzati.

 

Lo shock energetico globale: Hormuz al centro di tutto

Il nodo geopolitico che ha trasformato un conflitto militare in una crisi economica planetaria ha un nome e una geografia precisi: lo Stretto di Hormuz, uno specchio d'acqua di 39 chilometri attraverso cui transita il 20% del petrolio e oltre il 30% del gas naturale liquefatto mondiale. Quando Teheran lo ha dichiarato chiuso, centinaia di petroliere e metaniere si sono immobilizzate al largo del Golfo, i premi assicurativi per il "rischio guerra" sono saliti a livelli record e i mercati delle materie prime hanno iniziato la loro corsa.

«Finché il transito attraverso lo Stretto di Hormuz sarà compromesso, tutti i paesi asiatici e importatori europei ne risentiranno.» — Suvro Sarkar, analista DBS Bank

Il Brent, che il 27 febbraio chiudeva a poco meno di 73 dollari al barile, ha percorso una parabola impressionante: nei giorni immediatamente successivi agli attacchi è salito a 82 dollari (+6% in 48 ore), ha poi accelerato ulteriormente dopo gli attacchi a raffinerie saudite del 5 marzo, e il 9 marzo — nove giorni dopo l'inizio del conflitto — ha toccato il suo picco storico di questa crisi: 119 dollari al barile. Un rialzo del 63% in meno di due settimane.

 

Indicatore energetico

Pre-guerra (27 feb)

Picco (9 mar)

Var. %

Brent ($/barile)

~73$

119$

+63%

WTI americano

~70$

+33% in una settimana

---

Gas TTF Amsterdam

base

picco +67,5%

+67,5%

Brent al 10 marzo (rimbalzo)

---

93,6$

-21% dal picco

Brent (scenari analisti)

---

134-190$

se blocco persiste

Fonti: Bloomberg, Goldman Sachs, JP Morgan — dati marzo 2026

Il 10 marzo, le dichiarazioni di Trump su una possibile fine vicina della guerra hanno innescato un rimbalzo significativo: il Brent è sceso da 119 a 93,6 dollari, i listini hanno mostrato primi segnali di recupero. Ma la volatilità rimane estrema e gli analisti di Goldman Sachs e JP Morgan avvertono che, in scenari di blocco prolungato di Hormuz, le previsioni del Brent oscillano tra 100 e 190 dollari, con una media di 134 dollari.

L'impatto sui mercati finanziari internazionali

Le borse mondiali hanno reagito con una violenza che non si vedeva dal 2022, con l'invasione russa dell'Ucraina. I futures sull'S&P 500 hanno aperto il 28 febbraio con -1,7%, il VIX (l'indice della paura di Wall Street) ha attraversato la soglia di 35 e poi di 38-40 nei giorni del picco petrolifero. Il drawdown massimo sull'S&P 500 nel primo mese di conflitto si è fermato a -6,5%.

Le piazze europee hanno sofferto in misura anche superiore. Il 5 marzo — dopo i raid sulle raffinerie saudite — il DAX ha ceduto il 3% in una sola seduta, il Nikkei il 5,5% e il KOSPI sudcoreano il 6%. I listini europei nel loro complesso hanno bruciato, nell'arco della prima settimana di guerra, 918 miliardi di euro di capitalizzazione.

 

Indice / Mercato

Variazione (prima settimana)

Note

S&P 500

-6,5% (drawdown max)

Poi rimbalzo +0,83% il 10 mar

Nasdaq

Tra i più colpiti

Titoli tech sensibili ai tassi

DAX (Germania)

-3% il 5 marzo

-1,33% al 25 marzo

Stoxx Europe 600

Perdite ingenti

-1,14% al 25 marzo

FTSE 100 (UK)

In calo

-0,48% al 25 marzo

Nikkei (Giappone)

-5,5% il 5 marzo

+2,88% rimbalzo 10 mar

Borse del Golfo

Sospese/chiuse

ADX e DFM fermate 2 gg

Fonti: Bloomberg, Reuters, Euronews — dati aggiornati al 25 marzo 2026

Il contesto rimane quello che Lagarde ha definito uno shock "al di là di quanto possiamo immaginare": mentre la presidente della BCE esclude per ora uno scenario di stagflazione pari a quello degli anni '70 — garantendo che la BCE "farà tutto il necessario" per tenere l'inflazione sotto controllo — la pressione sui tassi e sulle aspettative di crescita resta fortissima in tutto il continente.

 

Piazza Affari: chi vince e chi perde

La Borsa italiana ha risentito duramente del conflitto: l'indice Morningstar Italy ha ceduto il 6,41% dall'inizio delle ostilità al 12 marzo, sottoperformando di circa un punto la media europea. Il FTSE MIB ha perso oltre il 6%, cancellando di fatto tutti i guadagni accumulati nel 2026 fino a quella data.

Il dato nasconde però dinamiche molto differenziate per settore. Energia e difesa sono gli unici comparti a brillare in questo contesto di crisi generalizzata.

 

Titolo / Settore

Performance (28 feb - 12 mar)

Motivo

Eni

+10%

Leva diretta sul greggio

Tenaris

Sostanzialmente invariata

Oil & gas equipment

Leonardo

In rialzo

Rischio geopolitico / difesa

Salvatore Ferragamo

In parità

Trimestrali forti compensano

Beni di consumo (settore)

Tra i più penalizzati

Timore calo potere d'acquisto

Banche (MPS, Mediobanca)

In calo

Incertezza + fattori M&A

Buzzi (costruzioni)

In calo

Rischio stretta credito

Webuild

In calo

Guidance 2026 deludenti

Fonte: Morningstar Italia — dati al 12 marzo 2026

 

L'impatto sull'Italia: i dati macro

Per l'Italia — Paese strutturalmente dipendente dalle importazioni energetiche e con un'industria manifatturiera ad alta intensità energetica — la guerra in Iran rappresenta uno shock asimmetrico: i canali di trasmissione sono multipli e si rinforzano a vicenda, da quello energetico a quello logistico, fino a quello inflazionistico.

Il Qatar, uno dei principali fornitori mondiali di gas naturale liquefatto, copre da solo circa il 45% delle importazioni italiane di GNL via mare. Tutta quella quantità deve transitare per lo Stretto di Hormuz. Con i flussi compressi o interrotti, il gas TTF ha segnato balzi intraday del 25% nelle ore più calde della crisi.

«Con l'escalation in Medio Oriente l'Italia rischia un contraccolpo economico senza precedenti: fino a 33 miliardi di euro di impatto in sei mesi nello scenario di blocco prolungato.» — Codacons

La CGIA di Mestre ha stimato che la guerra in Iran rischia di costare alle imprese italiane quasi 10 miliardi di euro in più nel 2026: 7,2 miliardi deriverebbero dai rincari sull'elettricità e 2,6 miliardi sul gas, per un aggravio complessivo del 13,5% rispetto al 2025. Le regioni più colpite sono quelle a maggiore densità industriale: la Lombardia con 2,3 miliardi di euro di aggravio stimato, seguita da Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte e Toscana. I settori più a rischio sono quelli energivori: le piastrelle di Sassuolo, il vetro di Murano, il tessile di Biella, il cartario di Lucca, la siderurgia di Taranto.

 

La stangata sulle famiglie italiane: i numeri per voce di spesa

È nella vita quotidiana delle famiglie che l'impatto della guerra si avverte con più immediatezza. La catena è diretta e rapida: il petrolio sale, i carburanti rincarano nel giro di giorni, il costo del trasporto delle merci aumenta, e con esso quello dei prodotti nei supermercati. Contemporaneamente, il gas più caro gonfia le bollette dell'energia elettrica, perché buona parte dell'elettricità europea viene prodotta con centrali a gas.

Carburanti. I dati Mimit aggiornati al 15 marzo fotografano l'entità del colpo: il gasolio ha raggiunto una media nazionale di 2,07 euro al litro, 34 centesimi in più rispetto al periodo pre-conflitto (+18,5%). La benzina è salita del 9,1% (+15,3 centesimi al litro). Il Codacons calcola che questa ondata di rincari costi complessivamente agli italiani 16,5 milioni di euro in più al giorno solo in rifornimenti di carburante sulla rete ordinaria. Per il singolo automobilista che fa due pieni al mese di diesel, la stima è di 415 euro in più all'anno.

Bollette di luce e gas. La rapidità con cui le stime si sono deteriorate racconta meglio di qualsiasi altra metrica la volatilità di questa crisi. Il 4 marzo Facile.it stimava un aumento di 121 euro sulla bolletta del gas e 45 euro sull'elettricità (+7%, per un totale annuo di 2.593 euro). Due giorni dopo, il 6 marzo, la stessa stima era già cambiata: +278 euro sul gas e +91 euro sull'elettricità, per un totale di 2.796 euro, il 15% in più rispetto alle previsioni pre-conflitto. Nomisma Energia prevede un aumento del 15% sulle bollette del gas dal 1° aprile e dell'8-10% sull'elettricità nel secondo trimestre 2026.

 

Voce di spesa per la famiglia

Aumento stimato

Riferimento

Gasolio (2 pieni/mese)

+415 €/anno

Codacons, dati Mimit 15 mar

Benzina (2 pieni/mese)

+ca. 180 €/anno

Codacons

Bolletta gas (stima aggiornata)

+278 €/anno

Facile.it, 6 marzo

Bolletta elettricità

+91 €/anno

Facile.it, 6 marzo

Totale bollette luce+gas

2.796 €/anno (+15%)

Facile.it

Aggravio totale stimato (voci principali)

~1.000 €/anno

Codacons

Se inflazione +1%: spesa extra fam. 4 persone

+457 €/anno

Codacons

Perdita potere d'acquisto (worst case)

Fino a -7%

Capobianco / Sky TG24

Voli: rincari attesi da caro-kerosene

In aumento

Confesercenti

Elaborazione del Centro Studi Sistema Impresa su pluralità di fonti autorevoli di settore — dati aggiornati al 26 marzo 2026

 

Il dato complessivo che emerge dalle stime delle principali associazioni dei consumatori è eloquente: secondo il Codacons, basterebbe un aumento dell'inflazione di appena un punto percentuale per provocare una stangata da circa mille euro l'anno a famiglia, tra bollette, carburanti, beni di consumo e tassi dei mutui. Un peso che si somma al carico inflazionistico già presente prima dell'escalation.

Sul fronte dei prezzi al dettaglio, la pressione si fa sentire anche sul carrello della spesa: il trasporto su gomma, che dipende quasi interamente dal diesel, è la colonna vertebrale della distribuzione alimentare italiana. Ogni rincaro del gasolio si trasferisce, con un ritardo di settimane, sui prezzi dei prodotti nei punti vendita.

 

La risposta del Governo e le misure in campo

Il Governo italiano si è mosso su due fronti. Sul piano energetico, il Decreto Bollette approvato con 5 miliardi di euro di stanziamento rischia però di essere già obsoleto: le misure erano state calibrate su uno scenario di stabilità dei mercati che la guerra ha radicalmente alterato. Confartigianato e le associazioni di categoria hanno denunciato l'insufficienza degli interventi previsti.

Sul fronte dei carburanti, il Ministero delle Imprese ha segnalato circa 20 casi sospetti di aumenti non giustificati da carenze reali di prodotto, passati all'esame della Guardia di Finanza. Il governo ha poi anticipato l'introduzione di un bonus carburante selettivo per le famiglie con ISEE sotto i 15.000 euro e sgravi fiscali per le imprese più esposte, mentre ha escluso il taglio delle accise. Il Codacons ha duramente contestato questa scelta, ricordando che la riduzione della tassazione operata dal governo Draghi nel marzo 2022 aveva fatto calare immediatamente l'inflazione dello 0,5%.

Sul versante diplomatico, il ministro degli Esteri Tajani ha confermato l'impegno italiano nelle missioni europee Atalanta e Aspides e il dispiegamento della Marina Militare a protezione di Cipro, ribadendo l'orientamento di Roma: non belligeranza, ma partecipazione alle strutture di sicurezza collettiva dell'Occidente.

 

Scenari e prospettive: quanto durerà il conto?

La variabile determinante — per i mercati, per i prezzi energetici e per le tasche delle famiglie — è la durata del conflitto e, soprattutto, il destino dello Stretto di Hormuz. Gli analisti di UBS hanno elaborato tre scenari: risoluzione rapida, blocco prolungato, escalation ulteriore. In ciascuno di essi, le implicazioni su inflazione e prezzi del petrolio divergono radicalmente.

Alla fine di marzo, con Trump che rivendica di essere vicino alla vittoria e con i canali diplomatici che si riaprono tramite l'Oman e il Pakistan come potenziali mediatori, il mercato si è assestato su quotazioni del Brent intorno a 90-95 dollari. Una quota ancora largamente superiore ai livelli pre-guerra, sufficiente a mantenere alta la pressione su carburanti e bollette in tutto il continente europeo.

Per le famiglie italiane, il conto di questo primo mese di guerra è già sostanziale. Il conto di quelli che verranno dipende da variabili che nessun analista, al momento, è in grado di misurare con certezza: l'evoluzione militare, la tenuta dello Stretto, la capacità delle banche centrali di contenere l'inflazione senza soffocare la crescita. Ciò che è certo è che l'era dei prezzi energetici bassi — che sembrava tornata nel 2024 — è per ora archiviata.

 

CRONOLOGIA SINTETICA DELLO SHOCK ECONOMICO

 

Data

Evento economico chiave

28 feb 2026

Attacchi USA-Israele. Futures S&P -1,7%; Brent +6% a 74$; VIX 30→35

2 mar 2026

Benzina self sopra 1,80€/litro; gas TTF +25% intraday; Hormuz paralizzato

4 mar 2026

Facile.it: +166€/anno famiglie su bollette (prima stima)

5 mar 2026

Raid su raffinerie saudite: DAX -3%; Nikkei -5,5%; Brent a 90$

6 mar 2026

Stima bollette aggiornata: +369€/anno (+15%)

8-9 mar 2026

Petrolio a 119$; VIX 38-40; borse europee bruciano 918 mld €

10 mar 2026

Rimbalzo dopo dichiarazioni Trump; Brent 93,6$; Nikkei +2,88%

15 mar 2026

Gasolio 2,07€/litro (+18,5%); +415€/anno per automobilista

18 mar 2026

Decreto emergenza firmato dal Presidente della Repubblica

26 mar 2026

+16,5 mln €/giorno di spesa extra carburanti per gli italiani

27 mar 2026

Lagarde: shock energetico durerà anni; borse UE ancora negative

Elaborazione del Centro Studi Sistema Impresa su pluralità di fonti autorevoli di settore — dati aggiornati al 26 marzo 2026

 

NOTA METODOLOGICA E FONTI

L'articolo è basato su dati e stime elaborati dal Centro Studi Sistema Impresa nel periodo 28 febbraio – 27 marzo 2026.

I dati sui prezzi dei carburanti fanno riferimento alle rilevazioni ufficiali MIMIT. Le stime sugli impatti familiari sono calcolate su profili di consumo tipo e vanno intese come indicatori di ordine di grandezza.

  • ebiten nazionale
  • formazienda
  • fondo di assistenza sanitaria
  • ebitop