domenica 17 maggio 2026

SISTEMA IMPRESA

07-04-2026

TRANSIZIONE 5.0

Risorse ripristinate a 1,5 miliardi: un risultato necessario, ma la stabilità normativa resta la vera posta in gioco




 Roma, 7 aprile 2026 -

1. La situazione dopo l'ultima revisione

Il 2 aprile 2026 il confronto tra Governo e sistema imprenditoriale sul Piano Transizione 5.0 si è chiuso con un esito sostanzialmente positivo. Al tavolo di Palazzo Piacentini, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Ministro Adolfo Urso, il Ministro per gli Affari europei e il PNRR Tommaso Foti e il Viceministro dell'Economia Maurizio Leo hanno annunciato il ripristino e il potenziamento delle risorse destinate alle oltre 7.000 imprese cosiddette "esodati" — quelle cioè che avevano presentato regolarmente domanda per l'accesso ai crediti d'imposta dopo il 7 novembre 2025, quando i fondi disponibili risultavano già esauriti.

Il risultato concreto è il seguente: lo stanziamento complessivo per gli esodati sale a 1,5 miliardi di euro, di cui 1,3 miliardi già previsti dalla Legge di Bilancio e ulteriori 200 milioni aggiuntivi messi a disposizione dal MIMIT. Il totale delle risorse dedicate all'intero Piano Transizione 5.0 raggiunge così 4,25 miliardi, a fronte di un fabbisogno stimato di circa 4,40 miliardi per la copertura completa.

Sul piano delle aliquote, l'accordo prevede:

  • 100% dei crediti d'imposta per gli investimenti in fonti di energia rinnovabile (FER) e in formazione — categorie che il decreto fiscale del 27 marzo aveva integralmente escluso;
  • 90% dei crediti spettanti per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali.

 La modifica sarà formalizzata in sede di conversione in legge del Decreto-Legge 38 del 27 marzo 2026, attualmente all'esame del Senato. Il Viceministro Leo ha inoltre confermato l'imminente pubblicazione del decreto attuativo sull'iperammortamento 2026-2028, misura che costituisce il principale strumento di incentivazione per il corrente esercizio.

Il Governo ha inquadrato l'accordo in un contesto più ampio: sommando i 4,25 miliardi di Transizione 5.0 ai 9,7 miliardi previsti per il nuovo iperammortamento triennale, le risorse complessivamente messe a disposizione delle imprese per le due misure sfiorano i 14 miliardi di euro.

 2. Cronistoria: dal varo del Piano alla crisi di marzo 2026

2.1  La nascita: marzo–aprile 2024

Il Piano Transizione 5.0 viene istituito dall'articolo 38 del Decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19 — il cosiddetto Decreto PNRR quater — convertito con modificazioni dalla Legge 29 aprile 2024, n. 56. È uno strumento che il sistema delle imprese ha accolto con interesse convinto: per la prima volta, la politica industriale italiana coniugava in un'unica misura digitalizzazione e transizione energetica, allineandosi ai principi del Rapporto Industria 5.0 della Commissione europea: umanocentricità, sostenibilità, resilienza.

La dotazione originaria ammontava a 6,3 miliardi di euro, finanziati interamente attraverso il PNRR, Missione 7 – REPowerEU. La misura si rivolgeva a tutte le imprese residenti nel territorio nazionale, indipendentemente dalla forma giuridica, dalla dimensione e dal settore economico di appartenenza. Il credito d'imposta massimo era pari a 50 milioni di euro per anno per beneficiario, con aliquote comprese tra il 35% e il 45% dei costi effettivamente sostenuti, graduate in funzione dell'importo investito e del risparmio energetico conseguito.

L'accesso era subordinato alla realizzazione di progetti di innovazione in grado di determinare una riduzione dei consumi energetici della struttura produttiva non inferiore al 3%, ovvero del 5% per i processi direttamente interessati dall'investimento. Una doppia certificazione energetica — ex ante ed ex post — attestava il raggiungimento dell'obiettivo.

2.2  Il decreto attuativo e l'avvio operativo: luglio–agosto 2024

Il decreto attuativo interministeriale viene adottato il 24 luglio 2024 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 183) il 6 agosto 2024. La piattaforma informatica del GSE (Gestore dei Servizi Energetici), attraverso cui le imprese presentano le domande, diventa accessibile dal 7 agosto 2024. L'avvio non fu privo di difficoltà: procedure articolate, obblighi documentali significativi, tempi di risposta del sistema informatico non sempre adeguati al volume di istanze. Il sistema produttivo, tuttavia, si adeguò e iniziò a investire con progressiva determinazione.

2.3  Il pieno regime e l'esaurimento dei fondi: 2025

Il 2025 divenne l'anno della piena operatività del Piano. Le domande affluirono in misura consistente — il Piano coinvolse in totale circa 20.000 imprese — tanto che il 6 novembre 2025, con apposito decreto, il GSE comunicò l'esaurimento delle risorse disponibili. Le imprese che avevano già avviato i propri investimenti, ma presentato domanda a partire dal 7 novembre 2025, si ritrovarono in lista d'attesa senza certezze sulle risorse residue: nasceva così la categoria degli "esodati" di Transizione 5.0.

La Legge di Bilancio 2025, in risposta a questa situazione, aveva inserito un fondo aggiuntivo da 1,3 miliardi di euro destinato — nelle aspettative del sistema imprenditoriale, alimentate da rassicurazioni ripetute da parte dei tre ministeri competenti — a coprire le domande degli esodati applicando i criteri originari di Transizione 5.0.

2.4  Il decreto fiscale del 27 marzo 2026: il taglio retroattivo

Il 27 marzo 2026, nel Consiglio dei ministri che approva il Decreto-Legge 38/2026, le aspettative vengono tradite. I 1,3 miliardi vengono ridotti a 537 milioni. Le aliquote vengono tagliate del 65%. Gli investimenti in fonti di energia rinnovabile e in formazione vengono integralmente esclusi dal perimetro agevolabile. Per alcune imprese, il beneficio residuo sarebbe risultato inferiore persino a quanto previsto dal precedente Piano Transizione 4.0, con percentuali scese fino al 10-15% dell'investimento.

Si trattava, nei fatti, di un taglio retroattivo su investimenti già effettuati, su domande già presentate nel rispetto pieno delle procedure previste. La reazione del sistema produttivo fu immediata e compatta. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini denunciò una misura "molto penalizzante" e tale da "minare la fiducia verso le istituzioni". Le associazioni di categoria, in modo trasversale, chiedevano un tavolo urgente con il Governo.

2.5  Il tavolo del 1° aprile 2026 e il dietrofront

Convocato dallo stesso MIMIT d'intesa con MEF e Ministero per gli Affari europei e il PNRR, il tavolo si riunisce a Palazzo Piacentini il 1° aprile 2026. In circa trenta minuti di confronto, il Governo annuncia la propria retromarcia: i fondi non solo vengono ripristinati, ma aumentati di ulteriori 200 milioni. Il comunicato del Ministro Urso parla di "piena sintonia tra ministeri" e di "massimo sforzo possibile".

I commenti delle associazioni sono positivi, pur con una nota di vigilanza. Il presidente di Confindustria Orsini parla di «via giusta». Il presidente di Anima Confindustria Almici definisce l'esito «un traguardo fondamentale nel dialogo tra istituzioni e rappresentanti delle imprese». Le confederazioni del commercio, dell'artigianato, dell'agricoltura e della cooperazione esprimono soddisfazione, sottolineando tuttavia l'importanza che alle misure annunciate seguano tempi di attuazione certi e procedure accessibili.

 

3. Considerazioni del sistema confederale

L'accordo raggiunto è positivo e va riconosciuto come tale. Il Governo ha compiuto la scelta giusta correggendo una misura che aveva generato un'ingiustizia reale verso imprese che avevano investito in buona fede. Tuttavia, la soddisfazione non può e non deve far dimenticare ciò che è accaduto.

Le imprese hanno vissuto settimane di totale incertezza su crediti già maturati e su investimenti già effettuati. L'incertezza accumulata ha prodotto effetti concreti: rallentamento degli ordini di macchinari, software e impianti; rinvio di decisioni di investimento in attesa di chiarimenti normativi; erosione di un clima di fiducia che si costruisce con anni di coerenza e si deteriora in pochi giorni.

Da questa vicenda il sistema confederale trae tre indicazioni precise, che rivolge con rispetto ma con fermezza alle istituzioni.

 

I

Certezza degli impegni assunti

Le regole dei programmi di incentivazione vanno rispettate integralmente. Un taglio retroattivo dei crediti d'imposta su investimenti già avviati e su domande già presentate nel rispetto delle procedure è inaccettabile sul piano del diritto e della fiducia reciproca. La stabilità normativa non è un privilegio delle imprese: è la precondizione di ogni decisione di investimento produttivo nel Paese.

 

II

Rapidità dei decreti attuativi

Il decreto attuativo sull'iperammortamento 2026-2028 deve arrivare in tempi certi e brevi. Ogni settimana di attesa è una settimana in cui imprenditori rimandano decisioni che potrebbero rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale. Le misure sono state annunciate; ora occorre renderle operative con la stessa determinazione.

 

III

Qualità del dialogo istituzionale

Il confronto tra Governo e parti datoriali deve avvenire prima delle decisioni, non dopo. Questo tavolo avrebbe dovuto tenersi prima del Consiglio dei ministri del 27 marzo, non il giorno successivo. Il sistema associativo è pronto al dialogo costruttivo — lo ha dimostrato anche in questa circostanza — ma il dialogo presuppone rispetto, tempestività e coerenza tra quanto dichiarato e quanto deliberato.

 

La transizione industriale dell'Italia — verso un modello produttivo più digitale, più efficiente sul piano energetico, più competitivo sui mercati globali — è una sfida che il sistema delle imprese è disposto ad affrontare con risorse proprie e con coraggio imprenditoriale. Chiede in cambio regole stabili, istituzioni affidabili e uno Stato che mantenga la parola data.

 

  —  Nota del 7 aprile 2026

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