mercoledì 19 maggio 2021

SISTEMA IMPRESA

11-12-2020

«Compriamo nei negozi»

L’appello del presidente Tazza che critica il Dpcm festivo: «Dal governo strategia miope e aiuti irrisori, unico aiuto verrà dai consumatori»




Le norme inserite nel DPCM varato il 3 dicembre mantengono l’Italia divisa in 3 zone e saranno in vigore fino al 15 gennaio del prossimo anno. L’indice Rt sta scendendo in quasi tutte le regioni italiane che si apprestano a diventare gialle e quindi ad applicare le misure meno severe previste dal decreto ministeriale. Ma è una strategia che continua a penalizzare l’economia. «Il limite agli spostamenti, tra Regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio, e il divieto di uscire dal proprio comune a Natale, Santo Stefano e Capodanno – commenta Berlino Tazza, presidente di Sistema Impresa– condizionerà le scelte dei consumatori andando ad incidere pesantemente sul turismo, sulla ristorazione e sul commercio in generale. C’è una profonda incongruenza nella strategia del governo che vara misure specifiche per il periodo natalizio senza dare concreta possibilità di rilancio ad un settore già abbondantemente punito e deluso dalle quattro varianti del DL Ristori». L’intervista al presidente.

 

Presidente, perché accusa d’incoerenza il DPCM che pure apre alle attività commerciali?

 

Il DPCM non definisce una situazione organica ed universale in merito a chiusure e divieti ma rimane subordinato alla ripartizione in zone, rossa arancione e gialla. È quindi evidente che ci troviamo davanti all’ennesima arma spuntata. I commercianti sono ancora soli di fronte ad una crisi travolgente che non dipende dalla loro volontà e capacità di fare impresa ma è dovuta a cause soverchianti. In questo frangente il governo centrale ha perso un’occasione importante per dimostrare che le istituzioni possono e vogliono essere solidali in un momento così difficile. I dati sanitari stanno manifestando un netto miglioramento in tutta Italia, e in modo particolare nel nostro territorio, al punto che l’esecutivo stesso ha ipotizzato che entro qualche giorno tutte le regioni italiane potranno diventare gialle. Un passaggio che rende ancor più immotivato l’atteggiamento punitivo nei confronti del commercio e nello specifico verso le attività del turismo e della ristorazione. Si tratta di settori che attendevano, proprio in questo periodo determinante dell’anno, un pacchetto di decisioni propedeutiche al rilancio. Non dimentichiamo che il Natale, per queste categorie, rappresenta il 30% dell’incasso annuale. Istat stima che nei primi 10 mesi del 2020 botteghe e i negozi hanno perso il 10,3% del valore della propria attività. Al contrario l’e-commerce ha segnato una crescita del 32%. Siamo alle prese con una crisi senza precedenti che ora è destinata ad aggravarsi di un dato drammatico quale è quello relativo al turismo invernale: -70% pari 8,5 miliardi di perdite sul territorio nazionale. Un crollo difficilmente modificabile anche alla luce delle recenti restrizioni. Il divieto di spostamenti dal 21 dicembre al 6 gennaio obbligherà gli italiani a non muoversi, a non consumare nei ristoranti e a non prenotare le vacanze. Un intero comparto in ginocchio. E in un periodo di così grave crisi, il governo inserisce la “lotteria degli scontrini” come misura per incentivare i consumi: un meccanismo che prevede un ulteriore aggravio di costi per i commercianti e che ci sembra assolutamente fuori luogo.  Per far funzionare il meccanismo degli scontrini, infatti, sarà necessario “adeguare” i registratori di cassa per garantire la partecipazione dei consumatori al concorso quindi una nuova spesa, in un momento in cui ci si attende, al contrario, sostegno ed aiuti. Il Governo non può affrontare il complicato capitolo dell’evasione fiscale gettando sulle spalle di una categoria già pesantemente “punita” la responsabilità di fare la sua parte che, peraltro, incide in piccolissima percentuale sul fenomeno dell’evasione. Che si ipotizzi almeno un credito di imposta per le imprese che dovranno adeguarsi.

 

 

Come valuta le misure adottate dal governo per il terziario?

Il Dl Ristori, in tutte e quattro le versioni, ha deluso per una ragione tanto semplice quanto essenziale: l’insufficienza delle risorse disponibili. Il governo ha chiesto enormi sacrifici alle attività del commercio, del turismo, della ristorazione e dei servizi in generale senza fornire mai un dialogo vero finalizzato a stabilire in modo concordato le misure di rilancio, propedeutiche ad individuare una concreta e praticabile via d’uscita dalla crisi. La strategia delle compensazioni economiche mostrerà in maniera ancora più marcata i suoi limiti quando nel 2021 e nel 2022  gli imprenditori e le Pmi dovranno onorare gli impegni sul fronte fiscale che al momento sono stati sospesi o prorogati dai vari Dl. I comparti di cui ci occupiamo quotidianamente, per non accusare un crollo definitivo, non richiedono meri slittamenti ma veri e propri annullamenti. Ma giunti a questo punto occorre lasciar l’opportunità agli imprenditori di rifarsi con il proprio lavoro. Lasciamo lavorare chi ha la volontà e la capacità di farlo in un regime di sicurezza.

 

 

Insieme alle altre associazioni in diversi territori avete sottoposto alle istituzioni un documento per agevolare la ripresa.

Sono stati bei momenti di partecipazione e di negoziato sul piano politico-sindacale. Abbiamo trovato terreno fertile e, insieme ad altre associazioni di categoria maggiormente rappresentative nei territori, abbiamo potuto esprimere pubblicamente una posizione ferma e contraria agli ultimi Dpcm varati dal governo che colpiscono da subito e in maniera eccessivamente punitiva turismo, bar e ristoranti. I pubblici esercizi, proprio perché hanno risposto in modo puntuale e tempestivo sul piano del rispetto delle norme di sicurezza, non hanno mai aggravato la diffusione del virus e dei contagi. Al contrario è stata la sottovalutazione del ruolo dei trasporti pubblici a rappresentare il vero anello debole del sistema di prevenzione. Un errore che è stato commesso dal governo nazionale che ha stabilito una linea di intervento incapace di garantire una vera opera di tutela salvaguardando le imprese, i dipendenti e gli addetti del commercio. Abbiamo chiesto ai politici dei territori di assumere una posizione netta per riaprire tutto e subito. Le associazioni di categoria unite avevano richiesto la riapertura di tutte le attività (negozi, bar e ristoranti) dal 4 dicembre così come la possibilità di aprire 7 giorni su 7 con orario continuato, dalle 9 alle 22 per negozi e dalle 5 alle 23 per bar e ristoranti quindi anche uno spostamento del coprifuoco alle 23. Avevamo chiesto di consentire lo spostamento tra comuni almeno nei territori provinciali e uno sforzo da parte delle amministrazioni per agevolare l’accesso ai centri storici rendendo gratuito o calmierata la sosta. Le imprese, da parte loro, si sarebbero impegnate a far rispettare alla clientela le misure già in vigore con i precedenti protocolli. Il Dpcm di Natale è molto distante dalle nostre richieste.

 

 

Ma a livello locale come deve funzionare la catena di comando per attuare il rilancio economico?

Più volte abbiamo sottolineato la necessità di ufficializzare delle cabina di regia territoriali che hanno in sé tutte le prerogative per svolgere nel migliore dei modi la funzione di elaborazione delle priorità e del coordinamento delle azioni preposte. Tutti gli attori dei territori vi collaborarebbero in perfetta sintonia con l’unico obbiettivo di evitare altre chiusure. È cruciale mettere le attività nelle condizioni di lavorare.

 

 

C’è ancora qualcosa che avete intenzione di fare per aiutare i commercianti?

Diamo tutti il buon esempio. Vorrei chiudere con un appello: compriamo nei nostri negozi, ordiniamo nei nostri ristoranti e, per quanto ci è possibile e consentito, facciamo una passeggiata in sicurezza nei centri storici per selezionare gli acquisti di Natale. Sarà un periodo festivo complicato ma se sosterremo le botteghe e i negozi di vicinato daremo loro una chance in più per sopravvivere favorendo il tanto agognato ritorno alla normalità. Ognuno è chiamato a dare il suo piccolo contributo. Se lo faremo tutti supereremo la crisi in atto e ci ritroveremo a vivere nel 2021 in un Paese più forte, solidale e unito.

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